Il Tirreno

Prato

A luglio un altro sequestro in via Pistoiese

A luglio un altro sequestro in via Pistoiese

In quell’occasione la Finanza di Prato mise le mani su cinque orientali e un complice italiano

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PRATO. Non è la prima volta che a Prato si sequestrano orologi falsi confezionati da cinesi.

Il penultimo blitz risale al luglio scorso quando in via Pistoiese la Guardia di finanza di Prato sequestrò orologi per cinque milioni denunciando cinque cinesi, complice un italiano proprietario dell'immobile. Anche in quel caso si trattava di grandi griffe: Rolex, Breitling, Ferrari, Dolce&Gabbana. La banda aveva un canale privilegiato con la Cina da dove arrivavano i pezzi da assemblare, sia con i venditori al dettaglio che si sarebbero occupati di vendere la merce molto probabilmente sulle spiagge della Versilia.

Furono oltre un milione gli articoli fra orologi contraffatti e componenti per l'orologeria posti sotto sequestro. E con essi anche due garage utilizzati come deposito per la merce, un'Audi A6 di proprietà di uno degli orientali che, a giudicare dalla propria dichiarazione dei redditi non avrebbe assolutamente potuto permettersela, ventisei matrici e cinque macchinari professionali. Secondo gli uomini della Guardia di finanza, anche in quel caso, come già accertato in un'analoga operazione di un anno fa, i cinesi facevano arrivare a Prato in maniera regolare gli orologi e le componenti simili nel design a quelli di importanti brand internazionali, ma senza alcun marchio che potesse attirare l'attenzione dei doganieri. A ritirare la merce ci sarebbero stati dei prestanome. Le componenti contraffatte invece arrivavano con piccoli plichi anonimi attraverso corrieri internazionali. Una volta a Prato, i cinque esperti orologiai li assemblavano con grande perizia usando strumenti professionali così da dare una nuova identità agli orologi facendoli diventare identici agli originali.

In quell’operazione il sequestro delle matrici permise di bloccare un canale che avrebbe potuto produrre all'infinito i falsi. Nell'operazione furono anche sequestrati anche settemila euro in contanti e trecento franchi svizzeri.

I finanzieri rinvennero anche una considerevole documentazione che ha permesso di fare il percorso a ritroso e scoprire da dove e come il materiale contraffatto è arrivato a Prato. I cinque cinesi denunciati erano tutti in regola col permesso di soggiorno.

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