Il dolore
Prato sotto Firenze? Per Rossi “niet” bipartisan
Il centrosinistra però promuove l’aggregazione d’area vasta. Lulli: «Distribuire sul territorio uffici e servizi». Mazzoni (Pdl): «E’ ora di dire basta al governatore»
PRATO. Prato, di nuovo, sotto il pugno di ferro di Firenze. Come se non bastasse assieme a Pistoia, in una sorta di mega città metropolitana di oltre un milioni di abitati.
E’ l’idea del presidente della Regione Enrico Rossi sul riordino delle province, esternata l’altra sera, alla festa del Pd di Siena. Va da sé che capoluogo sarebbe Firenze. Tre le maxi aree individuate dal governatore invece delle quattro previste dal decreto del governo: Firenze, Prato Pistoia, l’area marittima con Livorno, Pisa, Lucca e Massa Carrara (Pisa capoluogo, secondo Rossi), Arezzo, Grosseto Siena (capoluogo Siena, sempre secondo Rossi). Un ridisegno perfettamente contrario ai criteri di massima del decreto del governo sul riordino che non è escluso, però, possa essere rivisitato anche pesantemente
L’idea di Rossi infatti, è piaciuta - perché migliorativa - al ministro della Funzione pubblica Patroni Griffi che ha già fatto sapere che spazi per modificare la legge ce ne sono.
E se sulle tre aree più o meno omogenee Rossi può strappare un consenso bipartisan, le polemiche sono scoppiate invece sull’individuazione dei capoluoghi. Ovviamente anche a Prato e all’interno dello stesso Pd. «Se decide Rossi - attacca Massimo Carlesi, presidente del gruppo Pd in consiglio - mi chiedo che funzioni debba avere il consiglio nominato appositamente per disegnare i nuovi assetti. A parte questo - continua - è impensabile che Prato torni sotto Firenze. Il discorso è più complesso». Carlesi vede una pianificazione d’area vasta sotto il profilo delle infrastrutture e non solo «perché si tratta di aree omogenee» ma «Prato - continua - ha bisogno di considerazione per ciò che è»: una città con grandi problemi e grandi contraddizioni che deve mantenere sul territorio almeno buona parte degli uffici territoriali dello Stato.
Un punto sul quale non prescinde anche il deputato Pd Andrea Lulli: «Se il problema si deve porre solo come l’individuazione dei capoluoghi - dice - allora tutta questa vicenda rischia di diventare un Risiko scomposto e inutile». Lulli promuove le sinergie d’area vasta: «Una programmazione politica unica a livello economico, culturale e sulla mobilità può trasformare l’area metropolitana in una delle zone trainanti in Europa. Ma bisogna individuare bene le condizioni per garantire un equilibrio di funzioni e servizi ai cittadini». L’idea del deputato è quella - in caso si concretizzi il disegno Rossi - «di una distribuzione ben studiata dei carichi istituzionali su tutto il territorio della nuova provincia, in una visione policentrica che non premi assolutamente solo Firenze altrimenti - aggiunge - si rischia di svuotare di contenuti quella che può essere un’opportunità di efficientamento». «Prato - conclude Lulli - deve avere il peso che merita ed entrare in un conflitto perenne credo non convenga nemmeno a Firenze».
E’ la segretaria Pd Ilaria Bugetti ad archiviare come «fantapolitica» la proposta di Rossi «e per questo - dice - non la commento neppure. Quello che invece mi sembra utile discutere è il tema dei servizi in rapporto ai cittadini». Per Bugetti, d’accordo sul fatto che sia l’area metropolitana quella giusta per collocare Prato «c’è bisogno - dice - di una riflessione comune della politica, a destra come a sinistra, e delle categorie per ridistribuire servizi e uffici senza che nessuno faccia la parte del leone o prevarichi».
E’ invece il deputato Pdl Riccardo Mazzoni, estremamente critico con il progetto-Rossi, a proporre un “minimo comune denominatore” per evitare un gran pasticcio. «Siamo d'accordo almeno - scrive in una nota - che Prato debba conservare gli uffici territoriali? O dobbiamo tollerare che un governatore che si muove come un padreterno possa giocare a Risiko sulla pelle dei cittadini infischiandosene anche della legge? Prato - continua - la terza città del centro Italia, non può permettersi passi indietro, ma si vede penalizzata dalla Regione in tutti i settori del suo possibile sviluppo, dall'urbanistica (commissariata) alla sanità (vedi polo oncologico) fino addirittura al mantenimento dei servizi essenziali. E' davvero il momento di dire basta». Per Mazzoni «Prato deve dare una risposta forte, immediata e auspicabilmente unitaria al governatore Rossi che non solo vuol riportare la provincia sotto Firenze, ma intende anche toglierci lo status di capoluogo che la legge appena approvata in Parlamento ci riconosce in maniera inequivocabile. Non si tratta - aggiunge - di una questione campanilistica, ma di sopravvivenza, perché se Prato perdesse gli uffici territoriali dello Stato finirebbe per collassare in pochi mesi». Mazzoni a fine mese ha intenzione di promuovere un incontro istituzionale tra Comune, Provincia e deputati «per vedere se si riesce - conclude - a trovare un punto di incontro comune per evitare che Prato arretri».
A fare presente che «Rossi parla ma allo stato attuale nessuna delle cose che dice è attuabile sulla base della legge in vigore», è il presidente del consiglio comunale e vicepresidente del Consiglio delle autonomie toscane Maurizio Bettazzi. «Se sul tavolo finiranno altre ipotesi - aggiunge - si aprirà il confronto. Rossi - continua Bettazzi - si pone come una sorta di imperatore toscano ma se lasciasse prendere le decisioni ai sindaci che i territori li conosco davvero, la riforma certamente verrebbe maglio». Bettazzi, che il 28 parteciperà a una riunione con il presidente Irpet «per discutere anche sui numeri», rilancia un perimetro provinciale ben diverso da quello di Rossi: «Prato deve andare con Pistoia - conclude - e con quella parte di area vasta che non entrerà nella città metropolitana». Un riassetto molto vicino a quello tracciato dall’assessore regionale Riccardo Nencini.
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