Sicurezza
Addio piccola, grande Martina
È morta a 18 anni la ragazza, affetta da Sma, che ha sempre vissuto attaccata ad un respiratore artificiale
Martina ha vissuto 18 anni. Ma il verbo vivere, per chi l’ha conosciuta fin dalla nascita, poco si adatta alla sua condizione di creatura eternamente costretta a letto, dipendente da macchinari per la respirazione artificiale, senza la possibilità di muoversi, di parlare. Una malattia rarissima, l’atrofia spinale muscolare, o Sma, non le ha dato altra prospettiva che quella di una persona supina.
Martina è stata amata per 18 anni, questo sì, si può dire. I suoi genitori, per primi, Katia e Cristiano, le hanno voluto un bene senza eguali. E tutti coloro che l’hanno conosciuta le hanno voluto bene. A lei era arrivata anche la benedizione di Papa Giovanni Paolo II: un gesto che rese felici i due genitori. Da ieri, però, Martina Cristiani, 18 anni compiuto lo scorso 26 aprile, ha cessato di vivere. Il suo cuore ha smesso di battere: vani i tentativi dei medici di rianimarla.
«E’ un uccellino che ha preso il volo - commenta fra le lacrime FabioBaldi, presidente del Centro per i diritti del malato - solo ora è uscita di casa per osservare come è fatto il mondo. Tutti questi anni li ha trascorsi o all’ospedale o nella sua stanza di casa». Fu proprio Baldi, diciotto anni fa, nel 1996, a sollevare il caso di Martina e porlo all’attenzione pubblica della comunità pratese. Lui lo ricorda così: «Un giorno andai dal tabaccaio a Grignano e vidi una scatola da scarpe dove si raccoglievano offerte. Sopra c’era la foto di Martina accompagnata da un numero di telefono. Presi contatto coi genitori e, compresa la situazione , mi attivai subito». Martina viveva in un letto di rianimazione infantile all’ospedale Meyer di Firenze, nella sede vecchia. I genitori non potevano portarla a casa e quindi erano costretti ad alternarsi lì accanto a lei. Grazie all’interessamento di Baldi il caso di Martina finì sui giornali e in televisione. Fu una lunga battaglia ma alla fine l’Asl riuscì ad organizzare un letto di rianimazione all’interno dell’appartamento dei genitori della bambina. In questo modo, garantendo anche una costante assistenza infermieristica, giorno e notte, e medica, Martina poteva stare vicina ai suoi genitori. Ma un altro scoglio duro da superare fu anche quello economico: i macchinari dai quali dipendeva Martina divoravano tantissima energia elettrica, provocando bollette salatissime. «Una volta dovette intervenire l’allora prefetto Pecoraro» - ricorda Baldi «per trovare i soldi necessari a pagare le bollette. Poi alla fine l’Asl si accollò anche questi costi. D’altra parte mantenere occupato un letto di rianimazione infantile le sarebbe costato molto di più». Martina ha stupito i medici, ha vissuto molto oltre il previsto. Fin dalla sua nascita i genitori erano stati invitati a prepararsi all’inevitabile. Ma Katia e Cristiano, genitori baby dall’amore e dal coraggio infinito, hanno lottato ed hanno vinto regalando a Martina un’esistenza lunga e ricca d’affetto. Alla fine, però, l’uccellino ha aperto la gabbia ed ha spiccato il volo. Buon viaggio, Martina.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
