Il Tirreno

Prato

Vola dal quarto piano, grave ragazzina

Vola dal quarto piano, grave ragazzina

La tredicenne cinese che abita a San Paolo ha riportato lesioni interne e fratture multiple, si ipotizza un gesto volontario

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PRATO. Nemmeno una goccia di sangue, solo un frammento del cinturino d’acciaio dell’orologio lasciato lì dove quel giovanissimo corpo è precipitato. In un cortiletto interno di uno degli appartamenti al piano terra di un palazzone decoroso e pulito di San Paolo.

Una ragazzina di tredici anni, cinese, è precipitata dal quarto piano ieri sera, poco dopo le 21,30. Un volo tragico: è rimbalzata sul parapetto del balcone del secondo piano, poi ancora più giù fino a schiantarsi a terra, con la testa a pochi centimetri da un vaso in cemento che di fiori non ne ha più, se ne ha mai avuti. Lamenti flebili. Per quei pochi suoni radi e bassi la giovane donna cinese che vive assieme alla mamma nell’appartamento al piano terreno dello stabile, si è accorta di quel che era successo. E ha dato l’allarme.

E’ viva, la ragazzina cinese.Anche se le sue condizioni sono gravissime: lesioni interne, fratture multiple, trauma cranico. Eppure quando l’equipe della Misericordia l’ha raccolta per trasportala al Pronto soccorso respirava ancora. La voglia di sopravvivere, forse.

Perchè nel volo della tredicenne che da ormai sette anni vive nell’appartamento di via Muzio Clementi 7, assieme al fratello di 10 anni, alla mamma e al babbo che grazie al lavoro in una confezione, come è accaduto tanti cinesi di Prato, sono riusciti a comparsi la casa, qualcosa non torna. Almeno secondo ciò che la mamma della ragazzina ha riferito ai carabinieri che indagano sulla vicenda. La donna ha raccontato che forse quel salto di oltre dodici metri non è stato un incidente, che forse è stato voluto, cercato e messo in atto. Nulla di sicuro, certo, ma è la ricostruzione consegnata dal fratellino, in casa assieme alla sorella, ai genitori.

Un passo indietro. I due fratelli ieri hanno trascorso la giornata assieme ai nonni. E’ quanto raccontano i vicini di casa, una tribù multietnica, composta da cinesi, albanesi, indiani e un paio di sparute famiglie italiane. Nulla di anormale: genitori al lavoro, ragazzi a casa. Verso sera i nonni hanno lasciato l’appartamento. Come al solito. E i fratelli sono rimasti soli. Lei, la ragazzina - ha detto il bambino ai suoi genitori - stava leggendo un libro. Improvvisamente l’avrebbe chiuso, appoggiato di fianco mentre avrebbe mormorato: «Non voglio più vivere». Poi il volo, la telefonata del bimbo alla mamma, l’arrivo della donna, sconvolta, e dei soccorsi. E’ proprio su questa ricostruzione, non si sa ancora se d i pura fantasia, che i carabinieri lavorano. E sono già riusciti a mettere un punto fermo: nessuna lite sarebbe avvenuta in quell’appartamento al quarto piano.

Cristina Orsini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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