Proteste
Tre anni con l’esercito Una presenza impalpabile
Le statistiche dei reati dimostrano che, non solo a Prato, le pattuglie miste volute dal Comune nel 2009 non hanno prodotto alcun effetto concreto
PRATO. Una presenza impalpabile. Questo, cifre alla mano, è il contributo dato dall’esercito, di cui si è da poco festeggiato il terzo anniversario di presenza in città, nella lotta al crimine.
L’annuale statistica diffusa lunedì dal Sole 24 Ore sui reati nelle province italiane, quest’anno in aumento del 5,4% a livello nazionale, offre il destro per riflettere sui risultati delle cosiddette “pattuglie miste” che dall’agosto del 2009, siamo abituati a vedere in giro, soprattutto nel centro storico: due o tre militari accompagnati di volta in volta da un poliziotto o da un carabiniere.
La classifica pubblicata dal Sole 24 Ore aiuta a capire il peso (o sarebbe meglio dire: la leggerezza) della presenza dei militari nel contrasto dei reati. Come detto, nel 2011 i reati sono aumentati in Italia del 5,4%. A Prato invece di quasi il doppio, cioè del 9,1%, nonostante la presenza dei militari. Ma è così un po’ ovunque, perché le pattuglie miste non ci sono solo qui. Stando al riassunto fatto dal Ministero della Difesa, le forze armate operano in 37 città, tra cui troviamo le prime sette nella classifica delle province dove si commettono più reati (Milano, Rimini, Bologna, Torino, Roma e Genova, oltre a Prato). Non sembra che la presenza delle divise mimetiche abbia scoraggiato i delinquenti. Anzi.
Tra le province dove i reati sono aumentati di più nel 2011, fatta eccezione per Rimini (aumento triplo rispetto alla media) non ci sono città che godono della presenza di militari. Ma è vero anche il contrario: non ci sono pattuglie miste nelle dieci province dove i reati, anziché crescere, scendono. Dunque, par di capire, non è colpa della presenza dell’esercito se i reati crescono, non è merito dei militari se i reati diminuiscono.
Si torna al punto di partenza: una presenza ininfluente, almeno in termini concreti.
Se invece si guarda ad aspetti meno di sostanza, allora il discorso cambia. Può darsi che tra i negozianti del centro storico sia aumentata quella che le forze dell’ordine chiamano “percezione di sicurezza”, grazie ai frequenti passaggi di quei ragazzi in tuta mimetica che ogni tanto si informano su come vanno gli affari o strizzano l’occhio alle commesse. Se poi accade uno scippo, è oggettivamente difficile che la pattuglia mista, appiedata, possa intervenire con più efficacia di una volante o di una pattuglia dei carabinieri.
Paolo Nencioni
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