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Prato

La storia di Angelo: senza lavoro e 2 anni di fregature

di Alessandro Pattume
La storia di Angelo: senza lavoro e 2 anni di fregature

Montemurlo, ha scritto alla polizia e a qualche politico, tra cui il sindaco. Deve avere quasi diecimila euro

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MONTEMURLO. Rabbia e umiliazione di un disoccupato montemurlese.

Angelo Grazzini, 52 anni, negli ultimi tempi è assillato da tre pensieri molto precisi: il suicidio, una reazione contro tutti i responsabili della sua situazione e una terza ipotesi che cancella le prime due. In una lunga lettera inviata ai giornali, agli organi di polizia e anche qualche politico, compreso il sindaco di Montemurlo, racconta per filo e per segno quello che gli è successo negli ultimi due anni tra la ricerca di lavoro, una famiglia da mantenere e stipendi mai riscossi. «Devo avere quasi 10mila euro – spiega – E con quelli i miei pensieri probabilmente sarebbero di altro tenore». Oggi, Angelo Grazzini è senza lavoro e il suo patrimonio ammonta a circa mille euro. Ma non sono i soldi a farlo scattare di rabbia, è la frustrazione di un uomo che ha lavorato per tutta la vita e si ritrova con un mucchio di sabbia in mano. «Ho tre figli, di cui uno minorenne, da mantenere non so come – racconta - E due genitori anziani che mi danno vitto e alloggio. Dovrei essere io a sostenerli e invece mi sono ritrovato a chiedergli un prestito come un bamboccione. E poi mi ritrovo alle prese con la ricerca ossessiva di un lavoro cui si deve aggiungere la necessità di accettare qualsiasi lavoro mi capiti sottomano. Se questo non accadrà, invece, sto programmando una vita da barbone, il che porta i miei pensieri a immaginare con sollievo il suicidio».

La lucida disperazione di Grazzini è motivata in tre fitte pagine dove racconta gli ultimi due anni di lavoro e di fregature. Nel 2010 Grazzini divorzia e perde il lavoro. A 48 anni l'azienda di trasporti di Gubbio per la quale lavora fallisce e mette tutti in mobilità. Allora fa un corso di assistente di base e per qualche tempo lavora in quel campo. «Poi il mio vecchio titolare mi chiama offrendomi, a Cuneo, un contratto: io ho accettato – racconta – Dovevo seguire la parte informatica ma da subito ci furono ritardi nei pagamenti e a gennaio di quest'anno, non avendo ancora ricevuto lo stipendio di novembre 2011, ho cominciato a cercare qualcos'altro. Mi devono ancora 3mila euro». Nel marzo di quest'anno trova lavoro in una cooperativa di trasporti lombarda che lavora per conto di un grande consorzio milanese. «Che nemmeno un mese fa chiude all'improvviso lasciando a piedi i 70 soci lavoratori. Le autorità ci hanno sconsigliato di fare denuncia, i sindacati ci hanno fatto pagare la tessera e poi si sono dimenticati. Il problema – conclude - E' che quelli che rubano a chi ha poco, sono quelli che hanno di più. E non è giusto, per questo non mi voglio arrendere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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