Finanza
Regione: «Troppo consumo di territorio»
Le osservazioni al Piano strutturale del Comune: obiettivi incoerenti con le azioni progettuali
PRATO. Non c’è solo il futuro dell’area ospedaliera nelle osservazioni della Regione al Piano strutturale di Prato. Nelle 29 pagine le critiche, i suggerimenti tecnici e le indicazioni per correzioni anche importanti, non si contano. Insomma, la Regione ha molte perplessità e molte cose da dire sulla “carta” urbanistica pratese. A partire proprio dalle “Considerazioni generali” nelle quali si dice, a chiare lettere, che manca la coerenza tra gli obiettivi dichiarati nel Piano e «le azioni progettuali strategiche», si sottolinea come la «disciplina non contiene prescrizioni sufficientemente approfondite per il Regolamento urbanistico per la pianificazione e il controllo del dimensionamento», evidenzia come, a fronte di norme stringenti sulle “invarianti”( pezzi di territorio intoccabili e quindi non trasformabili), «tuttavia si ammette la possibilità - scrivono nella relazione - di impegnare in tutto o in parte tali suoli». Poi l’indicazione: «E’ opportuno integrare la disciplina delle varianti e degli ambiti caratterizzati, introducendo regole più chiare e efficaci, atte a tutelare la permanenza dei valori riconosciuti».
Critiche anche sul dimensionamento del Piano (40mila nuovi abitanti). Per la Regione il dimensionamento è «consistente» e la «sua progressiva attuazione (5 regolamenti urbanistici successivi e l’impegno del 30% di nuovo suolo nel primo Ru) non costituiscono criteri sufficienti a garantire la salvaguardia delle risorse». Anche in questo caso la Regione impone di integrare la norma sulla “sostenibilità insediativa” inserendo regole, condizioni, prescrizioni che tutelino il territorio. Si tratta, secondo l’ex assessore all’urbanistica Stefano Ciuoffo e il capogruppo Pd in consiglio Massimo Carlesi, di una norma «pericolosa». In sostanza - spiegano - il Piano strutturale dà la possibilità di consumare nuovo territorio già con l’approvazione del primo regolamento urbanistico, contestualmente però indica anche la percentuale di interventi di rigenerazione e riqualificazione (che la Regione indica come d primaria importanza) «che però - sostengono Ciuoffo e Carlesi - nessuno farà». E’ l’ex assessore a spiegare il perché: «Il recupero non è economicamente vantaggioso e quindi si privilegeranno le nuove edificazioni». Per Ciuoffo, inoltre, i meccanismi della perequazione così come indicati nel Piano strutturale «rispecchiano più uno spirito di lottizzazione che di governo degli insediamenti. Non esistono infatti- spiega - norme che obblighino i privati a riversare una parte dei guadagni sulla città pubblica, in termini di strade, servizi e rigenerazioni. Quelle parti di territorio facili da edificare - conclude - dovrebbero servire a reperire risorse per la parti difficili da trasformare che sono proprio quelle della città pubblica». Un’indicazione netta di correzione la Regione la dà sul fronte dei “territori rurali”. In sostanza la relazione sostiene che alcuni territori agricoli, in particolare quelli che svolgono la funzione di cerniera tra i borghi, non sono stati inseriti tra i territori rurali e quindi sono diventati potenzialmente urbanizzabili. La richiesta pressante è quella di reinserirli. Infine il capitolo dedicato alla “disciplina paesaggistica” nel quale c’è un altro stop: secondo la Regione le porzioni di territorio pedecollinare «che fanno da cerniera tra la piana e la collina” sono intangibili al contrario di quanto invece indica il Piano. Anche in questo caso la Regione chiede di «recepire in maniera più puntuale i contenuti del Pit».
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