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Il limbo dei profughi “libici” Da 15 mesi in attesa di risposta

Il limbo dei profughi “libici” Da 15 mesi in attesa di risposta

Un nigeriano aggredisce le forze dell’ordine e un’operatrice del Santa Rita a Montemurlo e viene arrestato: voleva ricevere una diaria. Trenta stranieri in stand by. Chiuderà il centro di Oste

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PRATO. Ce li eravamo completamente dimenticati, eppure sono ancora lì, dopo 15 mesi, i profughi della guerra di Libia. Sono una trentina, sparsi tra Sofignano (Vaiano), Cerreto e Montemurlo. Quasi tutti, dopo oltre un anno, aspettano ancora una risposta dal Ministero dell’Interno. E ogni tanto perdono la pazienza, com’è accaduto giovedì sera a Montemurlo a un nigeriano di 26 anni, che ha minacciato di aggredire gli operatori della Fondazione Santa Rita, poi è passato dalle parole ai fatti e oltre che contro un’operatrice si è scagliato contro carabinieri, polizia e vigili urbani. Risultato: è stato arrestato per resistenza e violenza, è stato condannato a otto mesi con la condizionale e ieri, insieme alla moglie che è stata solo denunciata perché incinta, gli è stata trovata un’altra sistemazione.

Questione di pochi giorni e il centro di via Oste, verrà chiuso, come conferma il presidente della Fondazione Santa Rita, Roberto Macrì. Gli altri tre ospiti verranno anche loro sistemati in altri centri.

Sembra che il giovane nigeriano abbia dato in escandescenze perché ha saputo che in altri centri che ospitano i profughi “libici” a questi ultimi viene data una diaria di una decina di euro, mentre a Prato si preferisce fornire direttamente i beni di cui i profughi hanno bisogno.

L’episodio di Montemurlo ha comunque riacceso i riflettori su una situazione a dir poco paradossale. Molti infatti erano convinti che i profughi, arrivati a Prato tra mille polemiche il 18 maggio dell’anno scorso, avessero già trovato una sistemazione. Invece la maggioranza di loro non ha ancora ricevuto una risposta alla richiesta di aver lo status di rifugiato politico (deve decidere una commissione a Roma) e intanto sono raddoppiati. Sarebbero anche di più se qualche giorno fa alcuni di quelli che erano ospitati a Livorno avessero accettato di venire a Prato. Ma quando hanno saputo che non avrebbero avuto la diaria hanno rinunciato. Il costo è comunque ingente per lo Stato (che finanzia interamente l’operazione): 40 euro a persona al giorno. Fatti due conti, si scopre che finora l’assistenza ai profughi, solo a Prato, è costata 546.000 euro.

«E’ anche per questo che prolungare i tempi di risposta mi pare una scelta irrazionale - commenta Roberto Macrì, presidente del Santa Rita - L’istruttoria doveva terminare entro il 2011 e invece siamo andati ben oltre le previsioni. Detto questo, il comportamento di quel giovane a Montemurlo è ingiustificabile. Da subito abbiamo scelto di non pagare la diaria, come fanno altrove, altrimenti non sapremmo che cosa andrebbero a comprare. In teoria i nostri ospiti potrebbero anche lasciare le strutture, alcuni lo hanno fatto, questo non pregiudica le loro domande, ma di fatto non sanno dove andare, perché qui comunque hanno vitto e alloggio».

Il problema vero è che a molti non verrà riconosciuto lo status di rifugiato politico e rischiano di diventare semplici clandestini. Sia come sia, urge una risposta da Roma, anche per non continuare a spendere tutti questi soldi.

Paolo Nencioni

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