Sicurezza
Silli bacchetta i big del Pdl con l’eccezione di Silvio
L’assessore è in prima fila coi “formattatori” che hanno bocciato i vertici «Non sono un Renzi di destra, ma ci siamo stancati di vedere le stesse facce»
PRATO. «Mettiamola così: ci siamo rotti le scatole di essere additati come banditi per colpa di chi occupa cariche pubbliche e non lavora per il bene comune. O la politica cambia o noi “formattatori” possiamo anche togliere il disturbo».
Quando vuole Giorgio Silli non ha peli sulla lingua. Trentacinque anni, assessore all’Integrazione nella capitale italiana dell’immigrazione, recordman di preferenze nel 2009, ora fa parte della ristretta “cabina di regia” di “Formattiamoilpdl”, il gruppo di under 35 che chiede un deciso rinnovamento nel centrodestra. In questi giorni il suo telefonino squilla più del solito, da quando, domenica, i ribelli del Popolo della libertà hanno dato una serie di voti impietosi a 25 tra dirigenti ed ex ministri di centrodestra.
Silli, si sente il Renzi del Pdl?
«No. Noi non siamo giovanilisti come Renzi. Non sta scritto da nessuna parte che un giovane è più bravo di un vecchio, ma chiediamo con forza un rinnovamento della politica, perché ci siamo stancati, e non solo noi, di vedere sempre le stesse facce. In Parlamento c’è una bella fetta di eletti, anzi di nominati, che usa il seggio per bivaccare. Non è più sostenibile».
Com’è nata questa idea di dare i voti ai big del partito?
«Più che altro è una goliardata, vuole essere un pungolo, uno spunto di riflessione. Dietro c’è l’idea che deve essere il popolo a scegliere i propri rappresentanti, con le preferenze, le primare o in altra maniera. Non voglio fare il professorino, ma mi permetto di dire: facciano decidere al popolo. Non vogliamo un altro Parlamento di nominati».
Ce ne sono anche nel suo partito.
«Non lo nego. La Brambilla, per esempio, se si presentasse alle primarie non passerebbe. E lei pensa che gente come la Minetti potrebbe essere rieletta? Ma guardiamo anche dall’altra parte. Dove sono i palamentari del Pd eletti a Prato? Chi li ha visti?».
Par di capire che siete molto delusi da Angelino Alfano.
«Alfano aveva promesso le primarie, ma poi è stato devitalizzato da Berlusconi. Noi avremmo voluto che Alfano fosse un simbolo di rinnovamento. Finora non lo è stato».
Ma se ci tenete così tanto al cambiamento, perché quel 10 a Silvio Berlusconi? Non è lui che ha “ingessato” il partito?
«Gli abbiamo dato 10 perché è il nostro padre politico, anche se da solo non è più sufficiente. Ha dimostrato che dopo di lui c’è il diluvio, e probabilmente avrebbe dovuto presentarsi alle primarie, le avrebbe vinte a mani basse».
Voi formattatori vi siete esposti più di altri. Non rischiate di pagare con l’estromissione dal partito?
«Se proveranno ad allontanarci non avranno capito niente. Sulle nostre posizioni si riconoscono circa 180 amministratori locali sparsi per il paese. Siamo gli unici ad avere un rapporto con gli elettori, e tra i pochi in grado di portare voti. Perché dovrebbero emarginarci. E comunque noi vogliamo rimanere dentro il partito in maniera costruttiva».
Come andrà a finire lo si capirà presto. All’inizio di ottobre è previsto un altro evento nazionale dei formattatori dopo quello di maggio a Pavia. Intanto Silli continua a studiare da leader.
Paolo Nencioni
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