Lutto
La storia del giovane Qiu il primo meccanico cinese
PRATO. Avere un lavoro, una macchina e un po’ di indipendenza, il sogno di Li Jun Qiu è uguale a quello di tanti coetanei che ottenuta la maturità iniziano a cercare un impiego. Per lui la strada è...
PRATO. Avere un lavoro, una macchina e un po’ di indipendenza, il sogno di Li Jun Qiu è uguale a quello di tanti coetanei che ottenuta la maturità iniziano a cercare un impiego. Per lui la strada è stata un po’ diversa; arrivato a Prato quattro anni, non potendo frequentare le scuole dell’ obbligo si è iscritto ad un corso di italiano e poi ha studiato per ottenere la licenzia media. “Senza la conoscenza dell’ italiano- spiega – non avrei potuto aspirare a nulla. Proprio durante queste lezioni mi è stato presentato un corso della Fil così ho deciso di iscrivermi». Qiu ha scelto, con poca convinzione, di diventare operaio meccanico specializzato, due anni di lezioni a cui si sono alternati anche momenti di pratica.«Ho deciso per questa specializzazione - spiega il diciannovenne – su consiglio di mia madre, che mi ha detto che questo sarebbe stato un lavoro giusto per un uomo». Ottimo consiglio; terminato lo stage Qui è stato assunto in un’officina meccanica con un contratto di formazione a 900 euro al mese. «Credo di essere fortunato, in pochi siamo riusciti a trovare un lavoro e io sono tra questi. Tra lo stage e il nuovo impiego è passata una sola settimana». La candidatura di Qiu è stata sostenuta anche da un suo professore che ha intuito le sue potenzialità; nell’ azienda in cui lavora si occupa anche di commerciale. «Abbiamo rapporti con la Cina, facciamo serrature per treni, - spiega il giovane operaio - e io tengo anche i rapporti con questi clienti. Una mansione che mi piace molto, anche se ho molto da imparare». Fra qualche giorno Qui partirà con il suo titolare per la Cina per un viaggio di formazione. Intanto continua a pensare al futuro: «Una parte dello stipendio lo lascia ai miei genitori, quello che mi resta un po’ lo metto da parte, e il rimanente lo spendo, anche se resta molto poco». (a.a.)
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