Il Tirreno

Prato

I muri dei palazzi come tele e la città come una galleria

di Alessandro Pattume
I muri dei palazzi come tele e la città come una galleria

Opere originali intorno a noi grazie alla creatività di giovani artisti. Ma non c'è coscenza del loro valore

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PRATO. Non facciamo confusione, per favore. Non tutto quello che è comparso o compare sui muri pratesi è l'opera di qualche teppistello con la bomboletta animato dalla voglia di farsi notare. Bisogna distinguere, per esempio, le scritte o le firme che compaiono sulla chiesa delle Carceri dall'opera monumentale che sta ammuffendo da anni sotto il cavalcavia del Serraglio. Le prime sono scritte senza alcun valore, deturpazioni belle e buone, il secondo è l'espressione di uno dei più quotati artisti italiani della street art. Si chiama Blu e continua da anni fare il giro del mondo, chiamato a raccontare per immagini la propria visione del mondo.

E come chiunque può notare passando sotto al cavalcavia, mentre nel resto d'Italia e del mondo la street art ha finito per ricevere quel riconoscimento che attendeva, grazie anche a icone come l'artista inglese Banksy, e città di ogni ordine e grado fanno a gara per accaparrarsi le opere degli artisti più quotati, a Prato non sembra esserci alcuna considerazione per la presenza di opere di livello internazionale, nonostante l'impegno degli artisti locali, del museo Pecci, di qualche sparuta associazione culturale e di un progetto chiamato “Muri Legali”, avviato nel 2008 e ancora attivo, anche se apparentemente dimenticato dalle istituzioni. Eppure basterebbe guardare poco lontano, a Pisa e alla grande opera di Keith Haring “Tuttomondo” per rendersi conto di quello che ha significato per la città dal 1989 a oggi.

L'ultima iniziativa di questo tipo è stata organizzata a Bologna il mese scorso e porta il nome di “Frontier”: un progetto che vede coinvolti Regione Emilia e Comune di Bologna e che prevede 13 opere monumentali di altrettanti artisti di fama internazionale, ognuno in quartiere diverso della città. Con i cantieri aperti al pubblico e ai residenti dei palazzi scelti per l'evento. Dai bolognesi e dai turisti: sulla falsariga delle grandi capitali europee, dove puoi trovare visite guidate ai murales dei più grandi rappresentanti della street art come in un museo all'aria aperta: Berlino, Parigi, Londra, New York e molte altre ancora. Opere permanenti, accudite, restaurate e difese perché patrimonio culturale della città. Lentamente, anche in Italia questo modo d'intendere murales e affini sta finalmente prendendo piede. Non più disegni da cancellare ma opere da accogliere per dare valore al paesaggio urbano. Con messaggi precisi, a volte politici a volte puramente estetici e raccontati in colori accecanti o in raggelanti bianchi e neri.

Uomini, mostri e icone moderne create mescolando a folle velocità l'immaginario collettivo alle proprie idee e alla propria tecnica. Il pennello o la bomboletta a mano libera, lo stencil (una sagoma di cartone in cui viene incisa un'immagine facilmente riproducibile), lo sticker (adesivi) oppure installazioni di vario tipo e molto altro ancora. Artisti che hanno come tela le città e che hanno finito per attirare l'attenzione dei media, delle grandi gallerie d'arte diventando al tempo stesso dei veri e propri oggetti di culto. A Prato è stato il museo Pecci a organizzare l'ultima iniziativa legata alla street art. Il “Decor spray art day” del 16 giugno scorso ha richiamato alcuni dei più interessanti artisti della Piana, il cui compito è stato quello di decorare i pannelli protettivi del cantiere del museo lungo viale della Repubblica.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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