Attenzione
Prato applaude Marta e Stefano
C’è il rimpianto per le due medaglie d’oro sfiorate ma la città si prepara ad accogliere i suoi campioni con una grande festa
PRATO. Che domenica strana. Doveva tingersi d’oro (e i pratesi coi colori ci sanno fare) ma alla fine ci si è ritrovati con un bronzo e un argento che invece che rallegrare hanno fatto quasi indispettire perché il metallo più prezioso sembrava davvero lì, a portata di mano. Rimpianto per il terzo posto di Marta Pagnini nella finale della Ginnastica ritmica a squadre, alle spalle delle formidabili russe e delle bielorusse, e rimpianto per l’argento del portierone del Settebello, Stefano Tempesti, che ieri ha fatto i miracoli. Ma non sono bastati davanti alle cannonate dell’artiglieria croata. L’amarezza dura comunque lo spazio di un battito di ciglia perché le medaglie di Marta e Stefano sono medaglie pesanti, che fanno bene all’Italia e a Prato.
Marta da Londra. «Sono molto contenta, ma ora devo proprio scappare per la cerimonia di chiusura». Marta Pagnini risponde trafelata al telefono da Londra alle 19,15. Se è delusa per un bronzo che poteva essere argento, se non oro, la ginnasta pratese non lo lascia trapelare. E' contenta di essere salita sul podio olimpico a soli 21 anni e probabilmente già pensa a Rio, dove tra quattro anni potrebbe tornare in pista per migliorare il risultato di ieri.
Al settimo cielo anche il padre, l'avvocato Andrea Pagnini, il primo tifoso di Marta insieme alla madre Grazia Ciarlitto. «Vedere una figlia sul podio olimpico è un sogno - dice - Ancora non ci possiamo credere. Ce l'hanno fatta vedere 10 minuti e poi è scappata per la cerimonia. Sì, è vero, a un certo punto si pensava all'oro, poi all'argento, che è sfumato per un soffio, una sbavatura, ma il bronzo è sempre bello. E poi sono convinto che questa non sarà l'ultima Olimpiade per Marta. E' tra le più giovani e punta ad andare a Rio». Pagnini segnala, tra l’altro, che la società Etruria in realtà un oro se l’è portato, in un certo senso, a casa. Si tratta dell’oro nell’individuale conquistato dalla russa Kanaeva, che quest’anno ha gareggiato nelle file dell’Etruria.
Un coro di felicitazioni. Tra i primi a rivolgere un saluto e le congratulazioni ai due atleti è l’assessore allo Sport Matteo Grazzini: «Anche se è salita sul gradino più basso del podio l’Olimpiade di Marta Pagnini resta di valore assoluto e senza l’errore di una delle compagne nella prova finale sarebbe arrivato un ottimo argento dietro alla quasi perfetta Russia. Qualche rammarico anche per Tempesti perché la finale con la Croazia sembrava iniziata bene ma poi nemmeno la bravura del nostro portiere e dei suoi compagni è bastata per vincere l’oro». Grazzini, insieme al presidente del consiglio comunale Maurizio Bettazzi, dà appuntamento ai due atleti, dopo il meritato riposo, a settembre per i dovuti festeggiamenti. Lo scorso anno Tempesti, reduce dall’oro del mondiale, sfilò al corteggio. Quest’anno potrebbe toccare a Marta.
Prato euforica per i due medagliati, ma c’è una frazione che lo è ancor di più: Cafaggio. Maurizio Bernocchi, consigliere della circoscrizione Sud e amico della famiglia Tempesti sta preparando una grande festa, allargata anche a Marta («abita ad un chilometro da qui»). «Stefano è un emblema per Cafaggio, si è battuto come un leone ma i croati erano davvero incontenibili. E’ stato grande come sempre». Ed è attraverso Bernocchi, in contatto col fratello di Stefano, a rilanciare a Prato le prime parole del portiere: «Dopo aver vinto gli Europei e il titolo mondiale finalmente ho coronato il mio sogno portando a casa questo argento. Sono felicissimo». A congratularsi con lui anche l’amico Jacopo Bologna, nuovo tecnico della Geofirias: «Oggi Stefano ha fatto più del suo. Ha tolto 3-4 gol. I croati hanno dei tiratori mostruosi. La nostra difesa ha funzionato benissimo, peccato che l’attacco non abbia reso come in altre partite. La Croazia ha pescato la partita perfetta e per noi non c’è stato scampo».
Anche Massimo Taiti, presidente del Coni, ha dentro di sè un mix di entusiasmo e delusione. «Mi ero immaginato due medaglie d’oro - spiega - anche se quello più verosimile avrebbe potuto essere quella della pallanuoto. Per Prato si tratta comunque di un importante risultato che fa dimenticare la crisi che attraversiamo e lo stato penoso in cui versano i nostri impianti sportivi. La Palestra Etruria ha rischiato di essere chiusa, non abbiamo una piscina coperta olimpionica, la pista d’atletica ha solo il primo lotto completato e lo stadio Lungobisenzio è nelle condizioni che tutti conosciamo. I miei complimenti vanno comunque a Marta e Stefano per la loro bella impresa. E vorrei estendere le congratulazioni anche ad altri atleti pratesi d’adozione: come la ciclista russa che corre per una squadra di Carmignano e i giocatori croati della pallamano cresciuti nella nostra città».
Gli appunti del presidente del Coni non risuonano certo nuovi all’assessore Grazzini. «E’ vero - conferma - le nostre strutture sportive hanno bisogno di interventi importanti se vogliamo continuare, non solo a sfornare atleti in grado di tenere poi alto il nome di Prato e dell’Italia nel mondo, ma anche ad avviare allo sport i giovani. Occorre però l’aiuto di tutte le istituzioni, non può provvedere a tutto solo il Comune. Anche Coni, Provincia e Regione devono fare la loroparte». Insomma, per far crescere campioni come Jury Chechi (il magico oro di Atlanta), Marta Pagnini e Stefano Tempesti, occorre seminare più di quanto finora si è fatto. Il luccichio di argento e bronzo dà gioia, ma non deve abbagliare.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google