Gioco
In un capannone a San Paolo la mia gavetta artistica
A settembre Il Centro Pecci ospiterà la mostra “Grandezza naturale”
PRATO. "Grandezza naturale" così il titolo della personale di Massimo Barzagli , allestita dal prossimo 29 settembre al 2 dicembre nelle sala del Centro Pecci. Solo installazioni , alcune realizzate appositamente per la mostra, fra cui " Fiorile" che entrerà nella collezione permanente del museo. Un artista internazionale che però mostra di avere salde radici toscane. Ma ecco l'intervista all'artista, pratese acquisito.
Barzagli story, in sintesi. Da dove si comincia?
«Nell'autunno del 1979 sono partito da Marradi con la mia Renault 4 carica di quadri e un piccolo appartamento in Gavinana, dipingevo a Firenze, frequentavo l'Accademia di Belle Arti di Bologna e lavoravo a Pisa in soprintendenza al laboratorio di restauro…Al mattino intercettavo i restauratori che mi portavano a Pisa, li aspettavo proprio al caffè "La tazza d'oro" in viale della Repubblica e di fronte, nel prato dove ora si trova il museo, pascolava un grande gregge di pecore. Nel 1982 mi diplomai all'accademia di Bologna».
Ma quando sei arrivato a Prato?
«In quegli anni alcuni collezionisti pratesi mi facevano visita a Firenze, uno di loro mi offrì per studio un suo capannone e fu così che nel 1986 mi trasferii a Prato. Il capannone era nel quartiere "San Paolo"ora piena "Chinatown", trovai poco distante un appartamento dove avrei cresciuto per i primi anni mia figlia Shila c'era un ottimo asilo infantile,il quartiere era popolare e mi piaceva molto. Ritorno spesso nel quel quartiere "San Paolo" che ora è Chinatown, mi piace andare a cena al ristorante"Hong Kong", dove se sei conosciuto puoi assaggiare anche veri piatti della cucina tradizionale cinese…Vado a comprare le valige in Chinatown, ogni volta prima di partire per New York, ne ho accumulate una quantità, ormai è scaramantico, un po’ mi prepara a Canal street… L'ultima volta che sono rientrato lo scorso mese per la prima volta Prato mi ha fatto una strana impressione».
Oramai sei un pratese doc, casa, lavoro e amore qui.
«Ora abito in piazza Mercatale, ho affittato un attico nel palazzo costruito dalla famiglia Della Robbia, la finestra della mia camera è perfettamente frontale alla cupola del "Sangallo", guardando immagino i meravigliosi medaglioni ceramici, così ho installato in camera un'opera un po' "Dellarobbiana", un ritratto di Luisa su carta fotogrtafica, figura bianca in campo giallo.
Le stanze che guardano sul retro sono adiacenti alla Porta Mercatale, proprio sulle mura medioevali.Potrei pescare dalla finestra, il Bisenzio scorre proprio lì sotto, ma ho avuto studio e casa sul Bisenzio, per 10 anni, in via Santa Gonda, sono stati gli anni delle performances insieme a Luisa Cortesi, la mia fidanzata. Per dieci anni allo studio di via Santa Gonda abbiamo progettato e lavorato a tutte le performances, spesso andando e tornando da New York».
Che effetto fa tornare a Prato dopo aver girato il mondo? Negli anni il volto della città è diventato multicolore.
«Dicevo dell'ultimo rientro da New York, di solito oltre al Jet Lag dovevo ad ogni ritorno
riaddomesticarmi e non sempre è stato indolore, questa volta il mese scorso, ho visto le comunità del mondo, proprio in piazza Mercatale dove le comunità araba e africana hanno stabilito la propria residenza, così la mia città mi è sembrata a un tratto"internazionale" allo stesso momento. Il museo Pecci ospitava la mostra sulla videoarte cinese, veramente ho avuto l'impressione si parlasse un linguaggio che arriva proprio da questa città, cioè ho avuto il piacere di pensare che magari come me qualche artista cinese abitasse qui a Prato, magari anche qualche artista africano».
Quando è cominciato il tuo rapporto con il museo Pecci?
«Dal 1990 ho mosso le tappe del mio lavoro al museo Pecci, dalla prima personale, alle varie mostre collettive nel corso di questo ventennio. A Rotterdam l'allora direttore del Pecci Amnon Barzel ci invitò ad un appuntamento al nostro ritorno, ci convocò per la mostra personale Carta Bianca 1. Al museo si respirava un clima internazionale, si poteva veramente essere in prima linea riguardo a quanto stava accadendo nel mondo dell'arte».
Parlaci della tua prossima mostra al museo Pecci .
«Per questa mia nuova mostra al museo Pecci ho subito capito che avrei esposto all'interno di un Cantiere Sano" che sta per volgere al termine e prossimo alla consegna di un "nuovo museo".Ho immaginato così un museo che porta il ricordo di quello che è stato e apre ad un futuro che sarà, come io spero, il futuro di una città internazionale, come lo sono i suoi abitanti. Ed io lo posso testimoniare, conoscendo miei tanti amici, famosi Chef , fotografi, gallerie internazionali come Osvaldo Baroncelli, Angelo Barni, il fotografo Carlo Gianni, la galleria che mirappresenta in città che è la Galleria Farsetti, ma ne potrei citare molti altri ai quali sono moltoaffezionato. Il presidente Valdemaro Beccaglia mi telefonò anno scorso, per la mia mostra al Pecci Milano. Proprio l'estate scorsa eravamo insieme a Cortina alla festa della galleria i Farsetti, con Valdemaro abbiamo parlato molto della mostra. Rientrando da Nizza a Genova, a marzo ho ricevuto la telefonata del direttore del museo Marco Bazzini, per lo spostamento della mia mostra da Milano a Prato.Così a botta calda non sapevo se ero contento o scontento, la prima paura che ho avuto è stata quella della"mia città", poi immediatamente ne ho accettato la sfida.Ma è ancora troppo presto per parlare della mostra».
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