Il Tirreno

Prato

Crisi Stefan, parla Videtta «Al massimo 80 esuberi»

Crisi Stefan, parla Videtta «Al massimo 80 esuberi»

L’amministratore unico: ho chiesto la mobilità per garantire i dipendenti «La gente si è impoverita: vengono qui, comprano il tegame ma non il coperchio»

3 MINUTI DI LETTURA





PRATO. «Sì, è vero, chiediamo la mobilità per una parte dei nostri dipendenti, ma sono solo 80». E’ questa la verità di Giuseppe Videtta, amministratore unico del gruppo Stefan (grande distribuzione di prodotti per la casa, con sede a Prato) all’indomani della notizia sull’imminente cessione di una parte dei negozi della catena e sulla possibile chiusura di altri.

Ottanta esuberi non sono pochi, anche per un gruppo che conta più di 500 dipendenti.

«E’ vero, ma non potevamo fare altrimenti. Intanto però facciamo un po’ di chiarezza. Noi chiediamo la mobilità per circa 80 dipendenti, ma solo se va in porto la trattativa col gruppo Gottardo».

In che senso?

«Gottardo è interessata a rilevare 10 o 11 negozi, ma non ha intenzione di accollarsi 160 dipendenti, ne prende la metà. E’ per questo che insieme ai sindacati abbiamo avviato la richiesta di mobilità. E’ una garanzia per i dipendenti, che altrimenti rimarrebbero senza sostegno».

A che punto è la trattativa?

«Va avanti da più di sei mesi e ancora non è conclusa, sono cose delicate che hanno bisogno di tempo. E devo dire, io che sono sempre stato poco favorevole al sindacato, che il sindacato in questo momento ci sta dando un grosso aiuto».

Quale sarà il prossimo passaggio?

«Abbiamo appuntamento per il 25 agosto a Firenze, dove firmeremo la richiesta per la mobilità. Poi vedremo come si metteranno le cose».

Nel frattempo lei ha già venduto altri negozi.

«Sì, quelli di Signa, due a Genova, uno a Livorno e uno a La Spezia. Li ho venduti a “Risparmio casa”, che si è accollata tutti i dipendenti. Ho trovato un interlocutore molto serio. Ho preso molto poco, ma almeno ho sistemato i ragazzi».

Che fine faranno i tre punti vendita di Prato?

«Li tengo. O meglio, a quello di via Mozza sul Gorone è interessata Gottardo, quello di piazza San Marco e il cash & carry restano dentro Stefan. I dipendenti possono stare tranquilli».

Stefan si è sempre proposta come una catena dove si poteva comprare spendendo poco. Che cosa ha innescato la crisi?

«Guardi, le spiego una cosa che lei non sa e che io invece vedo ogni giorno, perché nel pomeriggio mi metto alle casse per rendermi conto. Prima c’erano poveri, medi e ricchi. Ora il povero è disgraziato, il medio è diventato povero e il ricco è rimasto ricco. Vengono qui e comprano il tegame ma non il coperchio. Io sto alla cassa e vedo la disperazione. Ecco che cosa è successo».

E come se ne esce?

«Sarà difficile, ma dobbiamo provarci. Se non ripartono le costruzioni, in questo paese non riparte niente».

Intanto lei va in vacanza e i suoi dipendenti sono indietro con gli stipendi.

«Ma quale vacanza. Lo sa dove sto andando? Vado a Poggibonsi, vado a tranquillizzare i miei ragazzi, che non devono soffrire inutilmente. L’occupazione per me è la cosa più importante, e se abbiamo deciso di chiedere la mobilità, e di vendere una parte dei punti vendita (tra 10 e 15) e solo per mantenere l’equilibrio».

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze