Finanza
Risiko partito, c’è un altro consiglio
Prima riunione ieri tra Cal e Regione: Bettazzi e Magnolfi nel nuovo organismo. In arrivo il manuale delle regole
PRATO. Il Risiko è partito. Ieri in Regione la prima riunione congiunta del consiglio regionale e del consiglio delle autonomie locali per dare avvio, ufficialmente al riordino della province previsto dal decreto sulla spending review.
Di criteri, ipotesi, accorpamenti non si è parlato. Il primo atto è stata la costituzione di una commissione congiunta composta da 16 membri che farà da filtro tra il Cal toscano (il consiglio delle autonomie) e il consiglio regionale. Semplici i criteri seguiti: pariteticità tra rappresentanti del consiglio regionale e quello delle autonomie. Presidente è stato nominato Alberto Monaci, presidente del consiglio regionale assieme ai sette presidenti dei gruppi consiliari (o loro delegati). Otto le nomine in capo al Cal: Marco Filippeschi, sindaco di Pisa e coordinatore nazionale dei consiglio delle autonomie, Maurizio Bettazzi,presidente del consiglio comunale di Prato e vicepresidente del Cal toscano, il sindaco di Livorno Alessandro Cosimi e presidente Anci Toscana, il sindaco di Massa Marittima Lidia Bai, il presidente dei comuni della montagna (Uncem) Oreste Giurlani, Andrea Pieroni presidente della Provincia di Pisa, Andrea Barducci presidente della provincia di Firenze e Simone Bezzini, presidente della provincia di Siena. Questa la squadra che in 60 giorni dovrà consegnare al Cal e quindi alla Regione il nuovo assetto delle province toscane. Il presidente Rossi ne vuole tre: centro, costa, sud, altri spingono per accorpamenti di più piccole dimensioni. Vedremo cosa accadrà, sulla base però della “carta” del riordino: un manualetto di regole che il governo invierà alla Regione a fine mese.
Due i rappresentanti di Prato nel nuovo organismo: Maurizio Bettazzi e il capogruppo Pdl Alberto Magnolfi. Per Bettazzi: «Il nostro obiettivo - spiega - è riuscire mantenere sul territorio quegli uffici distaccati dello Stato dei quali Prato non può fare a meno per caratteristiche proprie: Questura, Carabinieri, Guardia di finanza, Inps». «Se il decreto resterà come è oggi - prosegue - proporrò - di accorpare Prato con Pistoia e Lucca. Con una serie di mediazioni da trovare: se la Prefettura si pensa sia meglio più baricentrica all’area, perchéè no? Nel riordino, anche degli uffici dello Stato, c’è da partire da quelle che sono le peculiarità dei territori». Al gioco «di montaggio e smontaggio» di questi giorni Magnolfi non vuole partecipare. «Prima - spiega - bisogna capire quale autonomia e quali prerogative abbia la Regione nel riassetto». Deluso il presidente della provincia Lamberto Gestri, presente alla riunione, secondo il quale «non si tratta di riordino ma di smantellamento. Prima di ogni cosa - dice - bisogna capire quali deleghe i nuovi enti avranno e se la Regione potrà darne in autonomia. No ha senso creare dei baracconi con dentro nulla».
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