Sicurezza
«Da ragazzo facevamo il bagno nelle pozze create dalle bombe»
PRATO. Negli anni 50 il Bisenzio era meta di tanti giovanotti che, non potendo andare al mare, passavano i pomeriggi a fare il bagno e a giocare sulle sponde. «A quei tempi – ricorda Stefano...
PRATO. Negli anni 50 il Bisenzio era meta di tanti giovanotti che, non potendo andare al mare, passavano i pomeriggi a fare il bagno e a giocare sulle sponde. «A quei tempi – ricorda Stefano Villoresi – ero un ragazzetto e abitavo in S. Agostino, in estate insieme ai miei amici andavamo a fare il bagno nel Bisenzio, una sorta di grande ruscello, più o meno all’ altezza di dove ora c’è piazza del mercato. L’acqua era profonda e pulita e ci tuffavamo dal muro-rotto un pezzo di muro crollato all’interno del fiume, oppure, sfruttando i bozzi che le bombe avevano creato durante la guerra, ci immergevamo in queste pozze che avevano un diametro di almeno 10 metri. Addirittura mio padre mi raccontava che negli anni 20 si buttavano dalla Passerella».
Un divertimento rigorosamente riservato ai maschi, le donne al massimo arrivavano la sera sulle sponde con il cesto del picnic, che poi si è interrotto negli anni 70 quando il fiume era colorato secondo quale sostanza scaricavano le tintorie. «Se si voleva esagerare – spiega Villoresi – si andava sul Carigiola, dove c’erano i granchi di acqua dolce e i broccioli. Lungo il percorso raccattavamo anche della frutta, soprattutto susine, che poi tenevamo a mollo nell’acqua per mangiarle fresche». Tutto intorno erano campi e quindi raggiungere il fiume era un’avventura che poteva durare un pomeriggio intero. «E’ capitato anche di fare il bagno in notturna – ricorda Villoresi – un’esperienza indimenticabile, l’acqua pulita, il buio e le cicale».( a.a.)
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