Il Tirreno

Prato

Abbronzatura low cost sul fiume dietro casa

di Alessandra Agrati
Abbronzatura low cost sul fiume dietro casa

Lungo gli argini pescatori intrepidi inseguono le carpe a corto d’ossigeno Nutrie, garzette e anche qualche tartaruga animano le acque sempre più torbide

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PRATO. Caldo e afa non bastano a spingere i pratesi a trasformare il Bisenzio in una sorta di mare casereccio dove accamparsi con ombrellone e costume da bagno; il fiume resta il regno dei pescatori, delle carpe, delle nutrie e di qualche temerario che decide di prendere il sole sotto lo sguardo curioso di chi passeggia lungo la pista ciclabile. Il nostro viaggio, rigorosamente fatto in bicicletta, inizia alla pescaia di Santa Lucia in una domenica di agosto. Nonostante il caldo, soltanto un uomo sdraiato sulla lastra di cemento, sfoggia il costume da bagno e il telo. Chiudendo gli occhi si può immaginare di essere su uno scoglio; lo sciabordio dell’acqua si sente come anche il duro sotto la schiena. Poco più avanti iniziano i pescatori, quelli della domenica, con famiglia a carico; canna da pesca, puntale e libro in attesa che il pesce abbocchi mentre i bambini corono poco più in là, rendendo ancora più difficile l’operazione. Ma l’obiettivo non è portare a casa la cena , piuttosto rilassarsi e cercare un po’ di fresco. Per trovarlo è meglio fare una deviazione verso il Rio Buti, con ingresso dalla pista ciclabile, dove l’acqua è più profonda e fredda e tutto intorno si è circondati da piante. Un posto colonizzato dai ragazzi che azzardano anche i tuffi. Scendendo verso piazza del mercato, il fiume è quasi deserto fino all’aria di sgambatura dei cani in viale Galilei, dove qualche padrone, con la scusa di seguire il suo animale, si bagna i piedi all’altezza dell’isolotto. L’argine qui è largo e potrebbe anche ospitare qualche attrezzatura, nel 2003 era stata montata un’area calcetto e un bar; i ragazzi stremati dalle partite alla fine s’immergevano nel Bisenzio incuranti delle nutrie, ma anche questo è un ricordo. Proseguendo nella passeggiata, il caldo aumenta sempre di più, ma la voglia di tuffarsi non arriva, si passa sotto il ponte Datini, regno incontrastato delle nutrie e di qualche topo, per poi risalire in direzione piazza Ciardi.

La ciclabile è affollata, ma le sponde sono vuote, solo una coppia di ragazzi che ha deciso di utilizzare la piattaforma delle gare di pesca come lettino per prendere il sole. Eppure non più di dodici anni fa, proprio da questo imbarcadero, venivano messe in acque le canoe, anche queste ormai definitivamente sparite. Arbusti, odore di acqua stagnante, zanzare e qualche gallinella d’acqua e addirittura una tartaruga, sono ciò che si trova fino al ponte delle poste, dove da anni per tutta l’estate è ancorata “la chiatta” un bar sul Bisenzio, punto di ritrovo soprattutto la sera. Anche qui con un po’ d’immaginazione si potrebbe pensare di essere su una sorta di bateau mouche, anche se non è il Louvre a specchiarsi nelle acque, ma il bastione imbrigliato perché non crolli.

La passeggiata continua lungo fiume fino al Buzzi, dove s’incontrano pescatori più professionali, muniti di galosce che si esibiscono nella tecnica della mosca, nella speranza che abbocchi qualche pesce pregiato. In realtà la fauna è composta soprattutto da carpe, cavedani e di qualche rara trotella. I primi due non sono mangiabili e quindi sistematicamente sono ributtati. Ai Lecci le sponde sono tenute peggio, la vegetazione ormai ha invaso il corso d’acqua, galleggia un cestino dell’Asm. Eppure ci sono angoli anche molto caratteristici, piccole insenature dove l’acqua scorre tranquilla e il silenzio è assoluto. L’ultima parte del viaggio è più critica, il fiume si assottiglia e si stringe, passato i giardini di Mezzana, le persone diminuiscono; la zona dei laghetti di Gonfienti è deserta, il Bisenzio è quasi secco, la pista ciclabile è invasa dalle erbacce, eppure il paesaggio è rilassante, da una parte le colline, dall’altra i laghetti.

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