Attenzione
C’era una bancarotta dietro al cantiere infinito della 325
Sequestrati beni per 18 milioni di euro al titolare della ditta che aveva vinto l’appalto per il primo lotto dei lavori
VAIANO. Ci sono voluti quasi tre anni, ma adesso finalmente si capisce perché il cantiere lungo la strada regionale 325, quello che ha fatto impazzire migliaia di pendolari, è andavo avanti a singhiozzo fino a bloccarsi definitivamente.
Dietro la Cogemar, l’impresa edile di Somma Vesuviana che si era aggiudicata l’appalto per il primo lotto dei lavori, c’era una colossale bancarotta fraudolenta. Lo hanno scoperto la Procura di Nola e la guardia di finanza di Casalnuovo, nel Napoletano, che hanno indagato 14 persone per bancarotta e sequestrato beni per 18 milioni di euro, tra cui 49 appartamenti, terreni, garage, oltre a 11 milioni di euro di crediti vantati dalla Cogemar verso l’Anas e la Ferrovia centrale umbra srl.
Secondo gli inquirenti campani, che hanno fatto scattare i sequestri nei giorni scorsi, il titolare della Cogemar, insieme alla moglie e ad alcuni parenti, avrebbe costituito società satelliti sulle quali scaricare i debiti che la società capofila aveva maturato verso i fornitori. Un sistema già visto molte altre volte, ma che evidentemente continua a funzionare.
A farne le spese, oltre a una pletora di fornitori, è stata anche la Provincia di Prato e i pendolari della Vallata, che già dall’autunno del 2009 hanno sperimentato sulla propria pelle le difficoltà del cantiere all’altezza delle Coste. Un cantiere che per un po’ ha lavorato regolarmente e poi è andato a vanti a singhiozzo, soprattutto perché gli operai vedevano lo stipendio un mese sì e un mese no. A metà novembre del 2009 gli operai non vedevano lo stipendio da tre mesi e il sindacalista Marco Tatini della Fillea Cgil aveva già capito come sarebbe andata a finire. «La situazione si è aggravata a gennaio quando la ditta appaltatrice ha cambiato ragione sociale passando da Gecomar a Cogemar spa - disse all’epoca Tatini - Da allora non si riesce a capire come siano stati impiegati i diciotto milioni di euro incassati. Abbiamo perso ogni speranza di poter raggiungere un accordo».
Alla Procura di Nola è servito un po’ più di tempo per tirare le fila di quella che viene definita come una complessa rete di società per occultare i crediti e scaricare su altri soggetti i debiti verso i fornitori.
Secondo gli investigatori, il titolare della Cogemar (nata sulle ceneri della Gecomar), la moglie e i parenti sarebbero riusciti ad accumulare un piccolo impero immobiliare e finanziario tra Somma Vesuviana e Mantova, dove sono stati eseguiti i sequestri. Il profitto illecito stimato è di 36 milioni di euro e la strategia criminale sarebbe stata pianificata ancora prima del fallimento della Gecomar, cioè già nella primavera del 2010. In quel periodo l’assessore provinciale Menchetti era impegnato a risolvere i problemi sul cantiere e non poteva immaginare di aver a che fare con un imprenditore che a tutto pensava fuorché a sistemare quel tratto della strada 325.
Paolo Nencioni
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