Sicurezza
Del Regno a Genova Retroscena dell’addio alla giunta Cenni
Il segretario generale ha lasciato Prato: all’origine una promozione professionale ma anche qualche dissidio
PRATO. Vincenzo Del Regno ha preso ufficialmente servizio nel suo nuovo Comune, Genova. Il sindaco del capoluogo ligure, Marco Doria gli ha fatto un'offerta che non si poteva rifiutare. Generosa sul piano economico, altrettanto allettante su quello professionale. Per lui, di ruolo segretario generale il passaggio da un ente dove il comandante in capo è di centrodestra, Prato con Roberto Cenni, ad un altro governato da un esponente di centrosinistra di Sel è nella norma. Figura di impronta tecnica, il massimo dirigente del Comune è un civil servant e può lavorare con amministrazioni di differente colore politico. Con buona pace di questa premessa, però, l'addio di Del Regno da Prato è diventato presto un caso politico.
A montarlo è stata soprattutto l'Udc ad inizio settimana, poco dopo l'ufficializzazione della notizia. «I dirigenti del Pdl che hanno favorito questo abbandono se ne assumano in pieno ogni responsabilità. Se qualcuno immagina di ricoprire ruoli di sindaco-ombra ci ripensi perché per quanto ci riguarda siamo in presenza di una crisi politica di prima grandezza» è partito lancia in resta il segretario dei centristi, Giovanni Bambagioni al nome dell'ufficio politico del suo partito. Facendo affiorare completamente un contrasto sotterraneo e - nei primi tempi - insospettabile fra segmenti della maggioranza pratese e il segretario generale.
Fino a due settimane fa, quando l'ennesima delibera sull'ennesima riorganizzazione del personale decisa dalla giunta Cenni ha visto il parere contrario di Del Regno con annesso battibecco con l'assessore alle grandi opere Filippo Bernocchi e con l'assessore all'istruzione Rita Pieri. Non poteva capitare in un momento più delicato. Avendo in ponte la proposta di trasloco di Doria va da sé che il segretario generale ha avuto la spinta decisiva a smontare le tende da Prato. Ne è convinto il solito Bambagioni: «Sulla delibera per la nuova organizzazione della macchina comunale essere sconfessato da alcuni assessori l'ha fatto sentire delegittimato e messo in discussione anche agli occhi del personale. Hanno compromesso la sua capacità di controllo sui dirigenti e sul funzionamento dell'amministrazione». I dissapori politici si sono riverberati là dove non sarebbero mai dovuti arrivare. D'altro canto, il debutto di Del Regno a Prato fu complicato da un incidente col capogruppo del Pdl Roberto Baldi.
Due anni fa il Comune decise di affidare la riscossione delle multe a Equitalia. Il centrodestra in consiglio salì sulle barricate. Del Regno difese le ragioni del sindaco e con Baldi furono scintille. È lo stesso esponente Pdl ad ammetterlo oggi, salvo aggiungere una battuta: «Lo screzio iniziale fu subito ricomposto, ma dopo non ho avuto grandi contatti con lui. Si può dire come tutti quelli che se ne vanno, era una brava persona e un professionista stimato». La presenza di Del Regno per i detrattori è stata ingombrante, un punto d'equilibrio invece secondo gli amici come l'ex leghista Leonardo Soldi. Artefice delle prime riorganizzazioni del personale, l'amministrazione Cenni deve a lui l'accordo fra Comune e Parco Prato per la viabilità a Tobbiana e il successo nel braccio di ferro fra giunta e Consiag sulla gara del gas con la successiva stipula della pace nel famigerato accordo riservato, fruttato all'ente ben 7 milioni di euro.
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