Proteste
Cinese ucciso per un debito di gioco
Il presunto assassino di Tang Wenchu è stato ripreso da alcune telecamere mentre litigava con lui in via Roma
PRATO. Un vecchio debito di gioco sarebbe alla base dell’uccisione di Tang Wenchu.
E’ questa la conclusione degli investigatori che nel giro di tre giorni dal delitto, avvenuto domenica sera, hanno stretto il cerchio intorno al presunto assassino e lo hanno fermato a Sanremo mentre cercava di abbandonare l’Italia con l’aiuto della figlia e del genero che hanno una ditta nel Macrolotto pratese. Il fermo per omicidio di Huang Languang è stato convalidato ieri ad Imperia e il cinquantenne è stato trasferito a Prato.
Ma, quello del movente è stato il secondo passo fatto dagli investigatori della Squadra mobile della questura di Prato, coordinati dal sostituto procuratore della Repubblica, Roberta Pieri. «E’ stato fondamentale l’identificazione avvenuta quasi subito della vittima, anche se non aveva i documenti con sè - racconta Francesco Nannucci, dirigente della Squadra mobile - A una poliziotta che si occupa di immigrati, nel vedere gli occhiali, con una particolare montatura di colore nero, indossati dalla vittima, le è venuta in mente di averlo identificato qualche tempo prima per una pratica relativa al permesso di soggiorno. Dalla banca dati in questura abbiamo così scoperto sia di chi si trattava sia dell’indirizzo in cui era residente. E, trattandosi di un appartamento che si trova a poche centinaia di metri dal luogo del delitto abbiamo visionato tutti i filmati delle telecamere che si trovano lungo il percorso. E siamo stati fortunati perchè Tang Wenchu e un altro uomo sono stati ripresi per diversi minuti sia durante un litigio sia mentre a piedi si sono diretti verso via Albano Laziale. Non abbiamo le immagini nitide dell’accoltellamento ma abbiamo quelle dell’altro uomo che ad un certo punto fugge dal luogo del delitto. Gli interrogatori dei familiari di Tang Wenchu ci hanno permesso di avere il nome di Huang Languang e la questura di La Spezia, dove risultava residente, ci ha inviato una sua fotografia. Così abbiamo dato un nome all’uomo del filmato». E’ iniziata così la caccia al presunto assassino scoprendo che in città aveva una figlia titolare di una ditta al macrolotto. «Abbiamo messo sotto controllo e pedinato la donna fino a quando nella notte fra lunedì e martedì scorsi ci ha condotti fino a Sanremo dove, non appena ha incontrato il padre, lo abbiamo bloccato». Il caso è chiuso e sembra che le prove raccolte dai poliziotti siano già sufficienti per inchiodare l’assassino anche se a supportare ancora di più il quadro accusatorio saranno le impronte digitali che risulteranno sul pugnale rinvenuto poco distante dal cadavere e utilizzato per infliggere quattro pugnalate mortali al cinquantatreenne. La polizia indaga anche per accertare se ci sono stati casi di favoreggiamento personale.
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