Il dolore
Eredità contesa, maxi-risarcimento per la zia esclusa
PRATO. La sezione seconda civile della Corte di appello di Firenze, presieduta da Paolo Occhipinti, ha escluso il vincolo di solidarietà fra i fratelli ma ha ritenuto fondate le precedenti...
PRATO. La sezione seconda civile della Corte di appello di Firenze, presieduta da Paolo Occhipinti, ha escluso il vincolo di solidarietà fra i fratelli ma ha ritenuto fondate le precedenti conclusioni ed ha condannato Alessandro Vannucchi a reintegrare l'asse ereditario della successione legittima del nonno, Amelio, apertasi venti anni fa: il 18 maggio 1992, col conferimento di 837.132 euro più le relative rivalutazioni istat ed interessi legali dal gennaio 1992 al giugno 2006. Confermata la condanna anche per la sorella Simona Vannucchi che dovrà a sua volta reintegrare l'asse ereditario col conferimento della quota sociale del 12% posseduta sempre dal nonno nell'immobiliare Brigliese di Roberto Vannucchi&C sas che, alla data della vendita aveva un valore di mercato di 187.000 euro, anche in questo caso con rivalutazione degli indici istat ed interessi legali.
Con questa sentenza, che arriva dopo la bellezza di poco più di venti anni, è stata posta definitivamente la parola fine alla dinasty pratese dei fratelli Vannucchi. Ad aver avuto ragione è stata la signora Nicla, rappresentata in Corte d'Appello dal professor Vincenzo Vigoriti, che era stata estromessa dall'eredità ed ora si vede riconoscere quanto le spettava dopo la morte del padre Amelio, il facoltoso commerciante pratese, scomparso nel maggio del 1992. Patrimonio che il fratello Roberto - che oggi ha settantatrè anni e vive a Massa Marittima - e i suoi figli Alessandro e Simona hanno gestito come propri da allora e fino ad oggi in virtù di procure e testamento che erano stati dichiarati definitivamente nulli dai giudici già nel 2009 dopo tre gradi di giudizio. Si tratta di un'eredità milionaria per la signora Nicla che ha dovuto lottare tutti questi anni per vedersi riconoscere la sua parte e i frutti (affitti, interessi...) maturati fino ad oggi.
Questa nuova sentenza della Corte d'appello di Firenze arriva dopo tre anni da quella civile che aveva sancito che la signora Nicla aveva diritto al cinquanta per cento del patrimonio lasciato da suo padre e rovesciato completamente quella decisione del giudice delle indagini preliminari Livio Genovese che l'8 novembre del 1995, decise per il non luogo a procedere nei confronti di Roberto Vannucchi e dei figli Alessandro e Simona, circa l'accusa di circonvenzione di incapace mossa dalla signora Nicla. Querela che la signora aveva presentato dopo aver saputo che suo padre, un anno prima di morire e già allora gravemente malato, aveva firmato una procura generale a favore del nipote Alessandro affinchè vendesse immobili di sua proprietà per un importo che si aggirava fra gli ottocentomila e il milione di euro; nonchè la cessione alla nipote Simona delle quote di sua proprietà, pari al 12 per cento, nella società immobiliare Briglianese; e di un testamento olografo che la estrometteva dall'asse ereditario e lasciava tutto al fratello.
Una battaglia legale lunga e tutta in salita che adesso le ha dato pienamente ragione anche se sono trascorsi più di venti anni.
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