Il Tirreno

Prato

Danni tra 40 e 50 milioni per il perito del Tribunale

di Ilenia Reali
Danni tra 40 e 50 milioni per il perito del Tribunale

Il commercialista sposa la tesi dei curatori sul sequestro ma dimezza la cifra Ora la decisione passa al giudice. Le tesi della difesa sui temi chiave

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PRATO. Una conferma sostanziale delle motivazioni che hanno portato al sequestro dei beni degli amministratori e sindaci revisori della Sasch con un dimezzamento da 80 a 40-50 milioni di euro della valutazione del danno. Questo in estrema sintesi contiene la complessa, e articolata, perizia depositata ieri del super perito nominato dal giudice per esprimersi sul ricorso presentato dagli ex amministratori del gruppo di cui il sindaco Roberto Cenni era azionista di riferimento.

Una perizia che lascia però un ampio margine di valutazione al giudice prevedendo di fatto il calcolo degli eventuali danni su tre ipotesi. Quella sposata dal perito, il commercialista di Varese Marco Bianchi , prevede la cifra di poco meno di 50 milioni, una seconda che invece fa una valutazione di 4 milioni e una terza che invece, di fatto, azzera le responsabilità.

Tre ipotesi che nascono dall’accettazione o meno, e questo sarà il giudice Brogi ha deciderlo, delle osservazioni dei periti della difesa allegate agli atti ma scartate da Bianchi. Quelle dei commercialisti Daniele Giorgi (per i Giovannelli) e Lorenzo Galeotti Flori (per i Cenni) degli avvocati Luciano Tanteri (Giovannelli) e Gianni Baldini (Cenni).

Ecco comunque quali sono in estrema sintesi i motivi del contendere.

Il punto. Una delle domande fondamentali a cui la perizia doveva dare risposta è legata al fatto se gli amministratori della Sasch avrebbero potuto (e dovuto) rendersi conto della situazione dell’azienda prima di quanto è stato fatto e se quindi ne hanno ritardato la messa in liquidazione creando danno ai creditori. Questo è determinabile dall’analisi dei bilanci a partire da quello del 2007 fino a quello del 2009 (dal momento che è nella primavera del 2010 che si è cominciato a prendere decisioni per far fronte a una ristrutturazione aziendale). Secondo i curatori fallimentari sulla base della cui relazione è stato deciso il sequestro dei beni già dal bilancio 2007, secondo la difesa solo con quello del 2009 e per il perito del Tribunale dal 2008 (e da qui deriva il calcolo dei danni). Una valutazione che ruota ovviamente intorno a più dati che ma è fortemente influenzata da tre grandi voci: la svalutazione dei crediti, le rimanenze di magazzino e l’acquisto dei marchi.

Svalutazione dei crediti. Per il perito in linea con i curatori la svalutazione dei crediti inesigibili (compresi quindi quelli col cliente russo) si doveva cominciare a svalutarli prima di quanto è stato fatto. Per i periti di parte, sulla base di alcuni andamenti del mercato, è stato fatto nei tempi.

Rimanenze di magazzino. Il perito sostiene che le rimanenze (abiti) in magazzino dovevano essere valutati come poi è accaduto nel concordato. Quindi come abiti di collezioni passate e con valore più basso. Per la difesa invece quando i negozi Sasch erano aperti e il marchio funzionava il valore era più alto di quello successivo, quando non esisteva più una rete di vendita e un marketing.

Il marchio. Per il perito il marchio è stato acquistato due volte dalla Shs Europe, la società lussemburghese. Per la difesa invece la situazione è legata ai tempi lunghi di registrazione in caso di acquisto di licenze internazionali (qui si parla della licenza per le Filippine) e quindi la doppia registrazione della proprietà da parte del cedente è determinata dall’esigenza di non far scadere le licenze prima del perfezionamento del primo, e per la difesa, unico acquisto.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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