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La salute dei pratesi? Bene, grazie
Il rapporto annuale sulla popolazione: si vive più a lungo, patologie gravi nella media, afflusso elevato al pronto soccorso
PRATO. Si vive a lungo, la salute è buona ma per ogni apprensione si ricorre al pronto soccorso. È questa la fotografia con molta luce e alcune ombre da non trascurare che esce dal rapporto annuale della Società della salute sugli abitanti della provincia di Prato. La vita media si è oramai allungata verso gli 83,5 anni frutto di uno dei migliori profili regionali della salute. In diretta conseguenza aumentano le patologie legate agli anziani, mentre si attestano su livelli in linea con quelli regionali i tumori e le malattie cardiovascolari, malattie spesso concentrate fra gli adulti in età di lavoro. Prato risulta perciò una delle province con la popolazione più giovane e può vantare - cosa molto rara in Italia - un incremento demografico naturale.
La popolazione anziana. Al netto dell'afflusso degli immigrati le coppie pratesi mettono al mondo più di due figli, numero che garantisce un ricambio generazionale. Non per questo il nostro territorio deve essere ritenuto immune al processo di invecchiamento della popolazione, soprattutto se comparato con i dati di vent'anni fa. Nel 1991 ogni 100 giovani c'erano 112 anziani, mentre adesso il rapporto si è ulteriormente sbilanciato in favore della terza età con 100 a 142,5. Nonostante questo la longevità va di pari passo col ritmo delle nascite, spesso con dei servizi sul territorio più mirati e con risorse razionalizzate.
L'assessore al sociale, Dante Mondanelli fa menzione del progetto "Dopo l'ospedale, meglio a casa" che ha ridotto sensibilmente il numero di giorni di degenza al Misericordia e Dolce. Mentre il direttore generale dell'Asl Bruno Cravedi pur non negando la difficoltà nel finanziare il servizio sanitario a Prato rivendica con orgoglio di aver chiuso il bilancio del 2011 con un piccolo avanzo di gestione. La preoccupazione maggiore si stampa sul volto di Mondanelli, che se la prende nuovamente con la diminuzione del numero dei posti di letto previsti nell'ospedale di intensità di cura di Galciana. «Andremo al di sotto della forbice minima prevista dalla spending review di Monti, avremo 2,8 posti letto ogni 1.000 abitanti».
Immigrazione. Per la società della salute nella popolazione pratese, vanno inclusi 34.000 immigrati residenti, 10.000 soggiornanti e altri 4.000 clandestini. L'altra piaga sociale strettamente connessa al contingentamento di risorse pubbliche è l'emergenza sfratti. Un frangente, nel quale, Prato tocca un triste primato: con 1 procedura in corso ogni 266 famiglie supera di quasi tre volte la media toscana di 1 ogni 600. Mondanelli per scongiurare conseguenze pesanti pensa di correre ai ripari quanto prima: «Chiederò un appuntamento al presidente del tribunale, Genovese, per chiedergli di sospendere le procedure come già successo a Firenze». Già adesso è un problema per la salute. Probabilmente non per quella fisica, bensì per quella psichica.
Fumo e alcol. Del resto, a minare la salute sono pure alcuni comportamenti scorretti: il consumo di alcolici in aumento, per quanto in linea con la media toscana (52% contro 57%); in 46.000 sono fumatori, il 29,8% degli uomini e il 27,7% delle donne, che negli ultimi anni hanno conosciuto un boom nel consumo di sigarette; i livelli di pm10 sforano i livelli di legge nella centralina di via Ferrucci per 45 giorni all'anno, contro i 35 consentiti a testimonianza di un'urbanizzazione e di un traffico veicolare difficilmente sostenibile per l'ecosistema. Un ulteriore campanello d'allarme è rappresentato dall'alimentazione, con il 16,7% degli adolescenti in sovrappeso e un numero analogo di pratesi che non prevede nella sua dieta quotidiana la frutta. L'aspettativa di vita è ugualmente lunga, ma fra i giovani l'abbandono scolastico può minare fortemente le speranze di autorealizzazione nei prossimi anni: ben il 19% non consegue alcun diploma e neppure una qualifica professionale. L'altra cattiva abitudine - secondo i tecnici della società della salute - è il ricorso eccessivo al pronto soccorso: nel 2011 gli accessi sono stati 84.801 con un aumento del 7,2%. In più della metà dei casi per ragioni tali da non richiedere l'ospedalizzazione.
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