Il Tirreno

Prato

Provincia, il riordino rischia di diventare un sudoku diabolico

di Cristina Orsini
Provincia, il riordino rischia di diventare un sudoku diabolico

Due le scuole di pensiero: Prato con Firenze e Pistoia o capoluogo con Empoli, Pistoia e una parte del Mugello

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PRATO. Un sudoku diabolico. Questo rischia di diventare il riordino delle Province sulla base del testo approvato dalla commissione bilancio del Senato l’altra notte che andrà in aula lunedì assieme all’intero pacchetto della “spending review”.

Ad aprire scenari da risiko è il sub emendamento Pd che prevede il criterio della contiguità territoriale per i Comuni che vogliano entrare in un ambito provinciale differente da quello attuale: Empoli, per fare un esempio, oggi in provincia di Firenze che chiede di far parte della maxi provincia di Prato o Fucecchio, oggi nell’area dell’empolese, che strizza l’occhio a Pisa.

Fantascenari sui quali le certezze sono ancora poche. Una però c’è e riguarda i dimensionamenti delle maxi aree che restano identici: per diventare provincia un territorio deve avere almeno 350mila abitanti e una superficie di almeno 2mila 500 chilometri quadrati. Ed è proprio su questi numeri che a Prato è iniziato il “toto-annessione”. Due, per il momento e con informazioni ancora parziali, le scuole di pensiero che sembrano prendere campo.

La prima ha come padre nobile il presidente della Provincia Lamberto Gestri che insiste su un un patto forte «tra Firenze, Pisa e Pistoia, le città dell’area vasta, omogenee sotto il profilo della crescita, dello sviluppo economico e culturale». Una posizione che «teoricamente» vede d’accordo anche il deputato Pd Andrea Lulli. «Teoricamente perché- spiega - bisogna vedere in maniera approfondita il testo dell’emendamento e quindi i passi da poter compiere». Una delle questioni riguarda le città metropolitana - dieci in tutta italia e tra queste Firenze - che restano autonome cioè non accorpabili con le nuove province ma che non si capisce ancora se possano o meno perdere o acquisire alcuni dei comuni, sulla base del criterio delle contiguità territoriale. Una certa possibilità di manovra pare esista.

La risposta alla domanda farà da cardine ai sostenitori della seconda “scuola di pensiero”che ruota attorno alla proposta già avanzata dall’assessore regionale alle riforme istituzionali Riccardo Nencini: Prato capoluogo di una maxi provincia che comprenda Pistoia, Empoli e una parte del Mugello (Calenzano, Borgo San Lorenzo e Campi Bisenzio è l’idea) «comuni senza i quali - spiega il presidente del consiglio comunale Maurizio Bettazzi, vice presidente del consiglio delle autonomie locali che avrà il compito, entro 70 giorni dall’approvazione del riordino, di tracciare i confini delle nuove province per poi consegnarli alla Regione - non si rispetterebbero i criteri fondamentali del dimensionamento delle aree». Bettazzi, la cui idea ricalca quella del deputato Pd Riccardo Mazzoni, da lunedì avvierà una serie di incontri. Ma è qui che inizia il gioco a incastro: perché il Comune di Campi, per esempio, per voce del presidente del consiglio comunale Alessandro Tesi, non ha alcuna intenzione di unirsi a Prato. «Nel 1994 quando venne formata la Provincia di Prato - dice - Campi restò con Firenze. Non c’è alcuna necessità di cambiare gli assetti ora». E Poggio a Caiano invece potrebbe decidere di fare il salto, tanto anelato dai suoi cittadini, nel territorio della città metropolitana fiorentina. «I cittadini - spiega il sindaco Marco Martini - in questo senso si sono già espressi in un referendum. Poggio - aggiunge - culturalmente si sente molto vicina al capoluogo di regione ma sul fronte dei benefici amministrativi e istituzionali ha certamente più vantaggi restando con Prato». Non farà facile riempire tutte le caselle del sudoku.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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