Il dolore
Il Gran Prato, pane a chilometri zero
Presentato il nuovo prodotto che rappresenta il frutto di un accordo fra agricoltori, mugnai e fornai
PRATO. Ancora non è in commercio ma i pratesi dimostrano grande interesse nei suoi confronti. Stiamo parlando di Gran Prato, il pane a km 0. Oltre 1800 persone sono arrivate ieri sera nel giardino di Palazzo Buonamici per la presentazione, con degustazione, del nuovo prodotto tutto made in Prato che nasce dall’alleanza – guidata dall’Associazione Parco agricolo di Prato – di un gruppo composto da agricoltori, mugnai e fornai. E’ stata una festa. Soddisfatti i sostenitori del progetto, a partire dall’assessore provinciale all’Agricoltura, Stefano Arrighini e dal sindaco di Montemurlo, Mauro Lorenzini. Con loro Luca Giusti, presidente di Confartigianato, e i vertici delle associazioni degli agricoltori, Cia e Coldiretti.
«Viene premiato l’impegno di una filiera locale composta da imprenditori profondamente motivati che hanno scelto di lavorare insieme a un progetto di grande qualità», sottolinea l’assessore Arrighini.
«E’ una filiera di produzione di cereali e del pane che incontra la crescente domanda di qualità alimentare dei consumatori e salvaguarda l’economia agricola e il territorio» afferma David Fanfani, presidente dell’associazione Parco agricolo Gran Prato che ha un marchio proprio con una bella spiga verde e verrà messo in commercio da settembre.
Si partirà con una produzione di 600 chilogrammi alla settimana.
Protagonisti del progetto i forni Fogacci, Cocciardi e Guasti di Prato, Montagni e Matti per il pane di Montemurlo e i molini Bardazzi e Mugnaioni. Il grano arriva dalle aziende agricole Marcello e Marco Boretti, Raugei, Paolo Colzi, Rossi, Menicacci, Marcello Ceri. Il pane verrà commercializzato anche da Cortaggio e dal mercato di filiera corta Terra di Prato. Nonostante la crisi economica i pratesi dimostrano grande attenzione al cibo sano di qualità. Ieri sera in degustazione sono stati apprezzatissimi i prodotti dei salumifici Conti e Mannori, e i formaggi dell'azienda agricola Rio Scalai. Alla serata ha collaborato anche la Filiera corta di Montemurlo.
Il progetto si fonda su un ferreo patto, quasi un disciplinare di produzione: il grano utilizzato per pane e farina deve provenire dal territorio provinciale; la produzione agricola deve rispettare un disciplinare definito - con la consulenza di esperti del comitato tecnico scientifico dell’ associazione - sulla base di buone pratiche agronomiche rispettose di requisiti ambientali; macinatura e trasformazione devono rispettare anch’esse requisiti qualitativi finalizzati a mantenere le caratteristiche del grano originario, in particolare tramite l’impiego di lieviti madre e lievitazione naturale. Non solo.
Il prezzo al consumo deve essere in grado di raggiungere un equilibrio fra adeguata remunerazione dei partecipanti alla filiera, requisiti qualitativi del prodotto e adeguatezza del prezzo medesimo per i consumatori. E questo sarà sicuramente il traguardo più ambizioso da raggiungere e che rappresenta un grande stimolo.
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