Sicurezza
«Venti filature sono già zombie»
Allarme di Pagliai per la riapertura di settembre. E sul sistema che è a una svolta
PRATO. Prato sta cambiando fisionomia. La crisi sta battendo sempre più forte e dopo un periodo, per molti, di cauto ottimismo le cose si stanno rimettendo male. Si fanno drammatiche. E le piccole aziende da cui era formato il distretto diventeranno un ricordo.Ne è certo il presidente della sezione filature dell’Unione industriale Guido Pagliai.
Pagliai, qual è la situazione prima oggi?
«Abbiamo girato con tutti gli impianti fino a fine giugno. Adesso andiamo a singhiozzo e settembre è un’incertezza. Sono pessimista. Abbiamo subito anche in questi mesi l’aumento dell’energia elettrica e di tutte le spese e non abbiamo potuto riscaricare niente sulle tariffe. E questo già sarebbe sufficiente».
Ma non è solo questo.
«Su 60 filature contoterzi che sono rimaste, almeno 20 sono praticamente degli zombie. Ricevo telefonate di colleghi che non sanno se a settembre riapriranno. A luglio il fatturato è stato una sciocchezza, ad agosto saremo fermi, a settembre si sa che per i primi giorni sarà uguale. E c’è da pagare premio ferie e tre salari a ogni dipendente più tutte le spese. La situazione economica di molte aziende è drammatica. La filiera rischia davvero di disintegrarsi».
Dipinge una situazione da crisi nera. Sarà troppo pessimista?
«A dire queste cose ci si attira le critiche e le antipatie. E sarei ben contento avesse ragione chi dice il contrario. C’è un altro elemento pericoloso: i commercianti di macchinari stanno girando a guardare e valutare gli impianti di vari colleghi. Dai paesi asiatici c’è infatti molta richiesta e in tanti si chiedono cosa stanno aperti a fare. Anche coloro che potrebbero ben resistere si chiedono perché debbano continuare a perdere soldi in aziende che da tempo non sono più remunerative. Questa spirale di pessimismo e forse più pericolosa della mancanza di ordini ma...»
Prato senza filature cardate non sarebbe più la Prato che tutti conosciamo.
«Credo che se Prato non fosse più la capitale del mondo della lana rimarrebbe poco altro. Comunque sto parlando delle filature ma non è solo per noi che la situazione è così. Ad essere in difficoltà serissime è tutto il comparto tessile. Si sta assistendo all’esplosione del distretto».
Uno studio di Iris presentato ieri mattina racconta invece che ci sono almeno 50 aziende che stanno andando bene.
«E cosa sono 50 aziende? E comunque sta avvenendo una trasformazione importante. Contrario a quanto avvenne nel Dopoguerra e si creò il sistema Prato. Le aziende un po’ più grosse, che hanno capacità finanziarie e interesse, stanno cercando di ricreare il ciclo produttivo completo. Lo fanno attraverso l’acquisizione di quote di aziende contoterziste in modo da assicurarsi in caso di ordini capacità produttiva, qualità e servizi. Questo porta a un ulteriore selezione sia di mezzi sia di possibilità di rispondere alle richieste dei clienti».
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