Sicurezza
Soldi si dimette da capogruppo della Lega Nord
Le camicie verdi scompaiono dal consiglio comunale «Non ce l’ho con Grazzini, i problemi li ha creati Morganti»
PRATO. Erano in tre ora non ce n’è più nemmeno uno. Scompare definitivamente il gruppo della lega Nord in consiglio comunale con le dimissioni, formalizzate ieri, dell’ultimo esponente delle camice verdi Leonardo Soldi, capogruppo, che ha anche declinato l’invito dei cugini della Lega della Toscana Paradiso e Tosoni di fare il salto nel nuovo gruppo.
Soldi un mese fa aveva inviato una lettera di addio al partito (assieme ad altri esponenti) e ieri ha concluso il percorso. «Ora - dice con una punta d’amarezza - sono un consigliere indipendente». Le dimissioni rappresentano solo l’ultima scossa di assestamento del lungo sciame sismico avviato con il terremoto dell’elezione del segretario provinciale del partito, Matteo Santini, proseguito con un’altra “scossetta” provocata dall’elezione della segretaria cittadina Patrizia Ovattoni e giunto con intensità distruttiva alla richiesta di Soldi di dimissioni dell’assessore del Carroccio Matteo Grazzini in seguito al pasticcio sullo stadio Lungobisenzio. «Non ce l’ho con Grazzini - spiega Soldi - se il sindaco vuole tenersi un assessore che commette errori marchiani, faccia pure. Il problema vero della Lega nord ha il nome dell’eurodeputato Claudio Morganti che gioca unicamente per la propria affermazione». Soldi, questa volta, non la manda a dire e ricostruisce il prologo dell’addio: «Il contrasto - spiega il consigliere comunale - è partito dalle candidature per il congresso. Io e altri avevamo trovato una convergenza sul nome di Carloalberto Rossi Bianchi che in sede in assemblea si era proposto. E stato Morganti ha chiamarlo, dopo qualche giorno, e a dirgli che aveva parlato con il commissario regionale Fava col quale si era trovato l’accordo su una candidatura unitaria». Morganti avrebbe riferito a Bianchi che il nome scelto era proprio quello dell’eurodeputato. «A scoprire il giochino - prosegue Soldi - ho impiegato pochissimo: è bastato che telefonassi a Fava e chiedessi spiegazioni per sentirmi dire che il commissario non aveva proprio fatto nulla: né parlato con Morganti né tantomeno lo aveva candidato». Il risultato è stata l’elezione di un “morgantiano” di ferro come Santini. Il bis è accaduto con Ovattoni altra fedelissima dell’eurodeputato.
Perché Soldi alla fine ha chiesto le dimissioni di Grazzini che ribadisce di non avere alcuna intenzione di dimettersi? «Mi auguro - dice - che i giudizi vengano fatti sulla base dell’attività istituzionale svolta e non sul colore delle tessere che si portano in tasca. Fava è testimone - spiega Soldi - che nel momento di maggior criticità per Grazzini nella vicenda del Lungobisenzio ho cercato di aiutarlo e di risolvere. Fino a quando, però - aggiunge - non mi sono visto attaccato personalmente e indicato come l’unico a caccia di una poltrona». Da chi? Da Morganti che le esternazioni, fuori tempo massimo, le ha affidate al web e ai giornali provocando una frattura questa volta insanabile. La questione politica in ogni caso esiste. Grazzini, infatti, che resta assessore nominato in quota Lega Nord, non ha più alcuna rappresentanza in consiglio comunale. Situazione anomala già rappresentata al sindaco Cenni. Che non ha alcuna intenzione di sostituire Grazzini: «Mi pare che la fase che il Comune e la città stanno attraversando sia già complessa a sufficienza - commenta - I problemi c’è bisogno di risolverli, non di aggravarli o di crearne di nuovi. Ho riscontrato - conclude - un atteggiamento di grande responsabilità e di consapevolezza in tutti e tre i consiglieri». Che certo, nei prossimi mesi, nonostante le “mani libere”, non faranno mancare l’appoggio al sindaco.
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