Il Tirreno

Prato

Cinquanta aziende in controtendenza Fatturato in crescita

di Carlandrea Poli
Cinquanta aziende in controtendenza Fatturato in crescita

Lo studio dell’Iris commissionato sul distretto tessile dalla Camera di Commercio mostra un settore che tiene

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PRATO. Un nucleo forte del distretto tessile che dalla crisi sta uscendo rafforzato. Non è la maggioranza del mondo economico pratese. Neanche un'ampia minoranza. Soltanto 50 imprese, particolarmente competitive, che sono state capaci nonostante la recessione a incrementare il fatturato e a salvare buona parte dei posti di lavoro.

Il risultato della ricerca dell'istituto Iris commissionato dalla Camera di commercio non diffonde soltanto i dati sull'andamento profondamente negativo dell'economia pratese. C'è la crisi, non è una novità.

L'elemento in controtendenza è che alcune imprese ce la stanno facendo a trovare uno spazio di mercato scoperto dalla concorrenza cinese. In gergo si chiama nicchia, quando un'impresa o un gruppo di imprese riesce a coprire un segmento particolarmente pregiato e al tempo stesso ristretto della domanda del mercato.

Nel nostro caso sono imprese in contro proprio. Alcune sono in conto terzi, le aziende più falcidiate dalla crisi di competitività che a Prato è iniziata nel 2001. Col fatturato in crescita (+2,4%) e l'occupazione in flessione contenuta (-5,4%) nell'ultimo triennio questo campione di aziende virtuose ha retto soprattutto grazie alla forza di penetrazione dei mercati esteri. Devono all'export i 2/3 del loro fatturato.

La prova del nove che in Cina e Sud America sia ancora possibile per i prodotti pratesi sbaragliare la concorrenza. Con strategie di internazionalizzazione, che passano se necessario dall'acquisizione di aziende all'estero per produrre merce di bassa qualità. Nel mercato interno, invece, Iris registra una maggiore integrazione fra gli imprenditori in contro proprio e i contoterzisti. La loro carta vincente è stata l'acquisizione di macchinari all'avanguardia oltre all'ampliamento dei servizi offerti. Questo dato insolitamente roseo per l'economia cittadina non va scambiato con un semplice esercizio di pensiero positivo, ma comincia da un interrogativo che da qualche tempo tormenta il presidente della Camera di Commercio, Carlo Longo: «Se la domanda globale ripartirà nel 2013 le aziende del distretto saranno all'altezza per intercettarla?». I numeri dicono per ora, no. Inevitabilmente anche la ricerca di Iris, condotta da Massimo Bressan, affonda il coltello nella ferita della crisi pratese. Gli occupati dell'industria tessile si sono ridotti da 21.500 a 17.300 dal 2001 ad oggi. E sul fronte dell'export il distretto esce sfigurato con una delle performance peggiori d'Italia. Le debolezze strutturali riaffiorano con altrettanta forza. Il costo del lavoro e dell'energia in primis, ma a spiccare è il tema dell'accesso al credito. Che ci riporta alla fragilità fondamentale delle aziende pratesi: la piccola dimensione.

«C'è un ritardo del settore a livello di aggregazione e di crescita dimensionale delle imprese. Essere piccoli e poco trasparenti non risponde alle esigenze delle banche» è l'accusa di Giovanni Ricciardi, direttore di Fidi Toscana.

Un argomento analogo a discolpa del sistema bancario viene usato da Franco Tonato, vicedirettore di BPVi: «Le banche sono accusate spesso di burocratizzazione, ovvero di non far accedere al credito come un tempo, quando bastava per gli imprenditori avere un rapporto amichevole col direttore di filiale. Serve più trasparenza informativa oggi e le piccole aziende non danno sufficienti garanzie sui finanziamenti richiesti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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