Il Tirreno

Prato

Blitz nella fabbrica dei “tarocchi”

di Pasquale Petrella
Blitz nella fabbrica dei “tarocchi”

Sequestrati un milione di articoli fra orologi contraffatti e componenti per l’orologeria

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PRATO. Avrebbero potuto incassare cinque milioni di euro se la Guardia di finanza non avesse fatto il blitz in quello che è un appartamento in via Pistoiese e che cinque cinesi, con la complicità dell’italiano proprietario dell’immobile ne hanno trasformato una stanza in laboratorio per l’assemblaggio e la contraffazione di orologi di grandi marche.

Dai Rolex ai Breitling, dai Ferrari ai Dolce&Gabbana... solo per citare alcuni dei brand contraffatti dai cinque che avevano un vero e proprio canale privilegiato sia con la Cina da dove arrivavano i pezzi da assemblare, sia con i venditori al dettaglio che si sarebbero occupati di vendere la merce molto probabilmente sulle spiagge della Versilia durante questa estate.

Sono oltre un milione gli articoli fra orologi contraffatti e componenti per l’orologeria posti sotto sequestro. E con essi anche due garage utilizzati come deposito per la merce, un’Audi A6 di proprietà di uno degli orientali che, a giudicare dalla propria dichiarazione dei redditi non avrebbe assolutamente potuto permettersela, ventisei matrici e cinque macchinari professionali.

Secondo gli uomini della Guardia di finanza, guidati dal colonnello Reolon, anche in questo caso, come già accertato in un’analoga operazione di un anno fa, i cinesi facevano arrivare a Prato in maniera regolare gli orologi e le componenti simili nel design a quelli di importanti brand internazionali, ma senza alcun marchio che potesse attirare l’attenzione dei doganieri. A ritirare la merce ci sarebbero dei prestanome. Le componenti contraffatte invece arrivavano con piccoli plichi anonimi attraverso corrieri internazionali. Una volta a Prato, i cinque esperti orologiai li assemblavano con grande perizia usando strumenti professionali così da dare una nuova identità agli orologi facendoli diventare identici agli originali. Il sequestro delle matrici ha permesso di bloccare un canale che avrebbe potuto produrre all’infinito i falsi. Nell’operazione sono stati sequestrati anche settemila euro in contanti e trecento franchi svizzeri. I finanzieri hanno rinvenuto anche una considerevole documentazione che permetterà di fare il percorso a ritroso e scoprire da dove e come il materiale contraffatto è arrivato a Prato. I cinque cinesi denunciati sono tutti in regola col permesso di soggiorno ma, ovviamente, l’attività era del tutto illegale e seguiva i canali del mercato parallelo e a nero «che crea una grande concorrenza sleale alle ditte che lavorano in questo settore», ha detto il comandante Reolon. «Abbiamo bloccato un canale che avrebbe dato sicuramente un grosso colpo negativo alle aziende serie che operano in questo settore degli orologi, dando lavoro e pagando le tasse».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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