Il Tirreno

Prato

La Procura indaga sul Consorzio Etruria Perquisito anche Fusi

di Giovanni Ciattini
 La Procura indaga sul Consorzio Etruria Perquisito anche Fusi

L’inchiesta fiorentina cerca di far luce sulle cause del dissesto finanziario del colosso delle costruzioni

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PRATO. Una ventina di perquisizioni nelle province di Prato, Lucca, Firenze e Grosseto, sono state eseguite ieri nell’ambito dell’inchiesta della procura fiorentina (pubblici ministeri Luca Turco e Giuseppina Mione) sull’attività del Consorzio Etruria nel periodo 2006-2010. Il reato ipotizzato è la bancarotta fraudolenta. Il tribunale di Firenze, lo ricordiamo, ha omologato il 9 maggio scorso il concordato preventivo proposto dal Consorzio Etruria. Le perquisizioni, oltre agli ex vertici del Consorzio Etruria fino al 2010, hanno anche interessato Riccardo Fusi, ex presidente della Btp. Finanzieri in borghese hanno perquisito l’abitazione di Fusi in via del Palco, invitando poi l’imprenditore a seguirli a Firenze dove avrebbe dovuto essere ascoltato come testimone. La deposizione è però poi saltata. L’ex presidente della Btp non ha voluto rilasciare dichiarazioni, limitandosi ad affermare di non sapere per quale motivo i finanzieri si siano interassati a lui. Al contrario dei sette ex responsabili del Consorzio Etruria, Fusi non risulta indagato.

All’origine dell’inchiesta fiorentina ci sarebbe la relazione che i tre commissari giudiziali - Massimo Cesaroni, Sandro Quagliotti e Andrea Spignoli - hanno consegnato al tribunale di Firenze e nella quale veniva espresso parere favorevole alla concessione del concordato preventivo richiesto dal Consorzio Etruria. Una via d’uscita per evitare il fallimento dopoché era stata accertato un passivo di 460 milioni di euro (una perdita di 135 milioni di euro solo nel bilancio 2010).

Nella relazione i tre commissari avrebbero messo in evidenza alcuni comportamenti anomali messi in atto dagli ex componenti del cda che avrebbero contribuito al dissesto finanziario dell’azienda. Tra queste operazioni l’acquisto della Coestra, a un prezzo ritenuto troppo elevato, e alcuni accordi con la Baldassini Tognozzi Pontello di Fusi e Bartolomei (Btp). Tra questi i commissari avevano segnalato in particolare quello relativo alla Linea 2 della tramvia fiorentina. L’accordo infatti prevedeva che il Consorzio Etruria avrebbe dovuto versare alla Btp una somma pari a 18 milioni di euro, cifra considerata «di gran lunga superiore rispetto al possibile utile ricavabile dall’esecuzione dell’appalto». Nei fatti, avevano osservato i commissari giudiziali, a provocare il repentino crollo del colosso delle costruzioni, avrebbe giocato un ruolo decisivo non solo la crisi del settore immobiliare (invenduti centinaia di alloggi del Consorzio) ma anche «il tumultuoso sviluppo delle attività, estese senza adeguati mezzi finanziari e probabilmente senza una adeguata strategia imprenditoriale». Ma ad ipotizzare responsabilità dirette degli ex amministratori del Consorzio nel crack finanziario non sono stati solo i commissari giudiziali. Anche i nuovi vertici del Consorzio Etruria hanno preso nei fatti le distanze, prevedendo già nel concordato la cessione ai creditori dei risarcimenti per l’eventuale responsabilità civile da parte di chi aveva amministrato l’azienda o aveva responsabilità di controllare i bilanci.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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