Il Tirreno

Prato

Grazzini braccato, Cenni apre sull’addio

Il sindaco però pretende che la richiesta ufficiale di dimissioni venga dai vertici del Carroccio

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PRATO. C'è un'aria da giorno del giudizio nella maggioranza di centrodestra contro Grazzini. Nonostante il sindaco Roberto Cenni si fosse speso nei giorni scorsi per celebrare la vittoria della sua "bella giunta" nel ricorso dell'Ac Prato per l'iscrizione al campionato di serie C1 - garantendo il completamento dei lavori per la nuova illuminazione dello stadio entro la fine d'agosto - l'assessore allo sport, Matteo Grazzini espressione della Lega Nord si trova da qualche ora braccato. Il primo a chiederne le dimissioni è stato domenica scorsa il suo collega di partito, il capogruppo in Comune Leonardo Soldi che con poca diplomazia e molta intransigenza l'ha invitato tramite un comunicato stampa ad andare a casa. Lunedì sera la situazione è peggiorata fino da diventare uno scontro. In effetti, in un incontro col sindaco anche i due esponenti della Lega per la Toscana - usciti qualche tempo fa dal Carroccio -, Paradiso e Tosoni si sono uniti alla richiesta di rimozione di Grazzini. L'aspettativa era di un rifiuto secco da parte del sindaco di mettere in discussione la squadra, invece Cenni ha aperto la porta ad ogni soluzione ma a condizione che gli organismi dirigenti della Lega Nord si pronuncino ufficialmente. Solo in questo modo, del resto, Cenni potrebbe ritoccare la sua squadra di governo senza spalancare la strada ad un rimpasto, che vede come fumo negli occhi. Inoltre, sarebbe una conferma della sua linea di non intervento nei dissidi interni ai partiti alleati. La condizione posta da Cenni in realtà non facilita molto il lavoro a Soldi. Accollando ogni responsabilità ai leader del partito, spetterà al segretario provinciale o comunale decidere se chiedere la testa dell'assessore allo sport. Il primo è Matteo Santini, imposto all'ultimo congresso con forza dall'europarlamentare Claudio Morganti, lo sponsor principale di Grazzini. Affine a Morganti è anche la segretaria comunale, Patrizia Ovattoni. Di certo da questa "diatriba personale" se ne è già tirato fuori il commissario regionale, Gianni Fava che nei giorni scorsi ha sentito il sindaco per aprire un canale istituzionale per la questione dello stadio. Nessuno dei due avrebbe posto il problema della permanenza di Grazzini: «Sta lavorando da ottimo amministratore e non c'è nessuna ragione politica per metterlo in discussione» ha spiegato. È per questo che Soldi medita un piano B. Magari rispolverando la lettera di addio dal Carroccio, per continuare la battaglia su Grazzini fuori dal movimento come consigliere indipendente.

Carlandrea Poli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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