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Caso Sasch, conto alla rovescia per la perizia sul sequestro

Caso Sasch, conto alla rovescia per la perizia sul sequestro

PRATO. Mancano pochi giorni, entro il 30 luglio, per la scadenza del termine per la consegna in Tribunale della relazione del superperito (il commercialista di Varese Marco Bianchi, il consulente d’uf...

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PRATO. Mancano pochi giorni, entro il 30 luglio, per la scadenza del termine per la consegna in Tribunale della relazione del superperito (il commercialista di Varese Marco Bianchi, il consulente d’ufficio nominato dal giudice) sul sequestro conservativo dei beni dell’imprenditore, e sindaco, Roberto Cenni e degli amministratori delle aziende Go fin e Sasch.

Una perizia che il giudice pratese Raffaella Brogi aveva richiesto prima di esprimersi sul ricorso presentato dai legali delle famiglie Cenni e Giovannelli.

La scelta era caduta su Bianchi, oltre che per l’esperienza in materia del professionista,proprio perché di Varese e quindi completamente estraneo alle vicende pratesi.

Già qualche settimana fa il professionista aveva elaborato una bozza con la propria analisi e l’aveva inviata anche agli avvocati di Cenni e Giovannelli che, nel frattempo, hanno provveduto a mandare alcune osservazioni elaborate dal perito di parte, il commercialista pratese Giorgi.

Nella bozza, in base alle prime indiscrezioni, si sposava nella sostanza quanto contenuto nel decreto di sequestro dal giudice del Tribunale di Prato sia per quanto riguarda la compravendita del marchio sia per i rapporti con il cliente russo.

Solo con la stesura definitiva sarà però possibile capire se Bianchi ha accolto o meno le osservazioni elaborate dai professionisti che sequono gli imprenditori.

Una volta che la relazione sarà depositata il giudice Brogi , entro settembre, sarà chiamato ad esprimersi sul ricorso.

Il sequestro riguardava beni personali per 82 milioni di euro ed era scattato lo scorso febbraio. Le persone interessate erano 17.

La richiesta di sequestro dei beni era avvenuta su richiesta dei curatori fallimentari perché sia i chirografari sia i prelatizi rischiano di non veder soddisfatto il loro credito e questo, sempre secondo la relazione che ha portato al sequestro, perchè le persone che hanno gestito il gruppo Sasch avrebbero persistito nell’esercitare un’attivitàimprenditoriale ormai priva di risorse.

Tra i rilievi mossi c’erano la gestione con un cliente russo che ha portato a un passivo di oltre 26 milioni di euro e l’acquisto del marchio da una società lussemburghese quando questo sarebbe già stato di proprietà di Sasch.

Due elementi che almeno nella prima bozza inviata alle parti il super perito avrebbe condiviso con i curatori fallimentari che all’epoca dei fatti erano Leonardo Castoldi e Evaristo Ricci, poi dimessosi e sostituito dalla collega commercialista Sonia Chiti.

Ilenia Reali

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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