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Votano sì al concordato I titolari ringraziano tutti
L’imprenditore Sandro Grassi: «Non era dovuto e lo sappiamo benissimo Ci sono lavoratori e aziende che abbiamo messo in difficoltà non pagando»
PRATO. Non era mai successo prima che un imprenditore decidesse di ringraziare pubblicamente i propri creditori. Quei fornitori che con il loro voto hanno fatto in modo che il concordasso fosse votato.
Un ringraziamento dovuto invece per la famiglia Grassi che nei giorni scorsi ha raggiunto la percentuale sufficiente a far approvare la proposta di concordato per la loro azienda. Ancora il percorso non è finito ma per i Grassi questo ringraziamento, inusuale, è doveroso.
«Siamo consapevoli - dice Sandro Grassi - che non è normale arrivare a farsi votare in tribunale. Significa che qualcosa è andato male e che persone che hanno lavorato per te o a cui hai acquistato qualcosa rinunciano a una percentuale dei loro crediti. Se la maggioranza dei nostri creditori non ci avesse dato fiducia ora l’azienda sarebbe fallita».
Un percorso, quello che passa dal concordato e dal fallimento, che nel distretto non è certo nuovo. E che non impedisce agli imprenditori l’apertura di nuove aziende o l’affitto delle proprie tramite il concordato senza neppure un grazie a chi questo lo ha reso possibile perdendo quanto dovuto.
«Il fallimento della nostra azienda per noi avrebbe significato anche il fallimento della famiglia. Anche se oggi arrivare al concordato e fallire va quasi di moda per noi è una sconfitta».
I creditori della Grassi hanno accettato una percentuale tra il 6 e il 7%. Una ripartizione legata anche al grosso credito che l’azienda vantava nei confronti del Gruppo Btp e di cui ne recupererà una minima parte.
«C’è ancora tanta strada da fare - aggiunge Sandro Grassi - e ne siamo consapevoli. E’ una strada in salita e il voto è solo una prima tappa. L’azienda però sta lavorando e contiamo, come prevede il concordato, di trovare entro l’omologa un partner con cui avviare un progetto insieme. Abbiamo trattative importanti in corso di cui è presto però parlare. Il nuovo partner porterà la liquidità sufficiente per il concordato e noi ci metteremo la parte legata alla vendita del terreno che abbiamo a Poggio a Caiano».
Un terreno valutato circa 6 milioni di euro di cui 2,5 milioni finiranno nel concordato, un concordato per cessione di beni.
Non sarà facile però andare avanti con un settore come l’edilizia completamente cambiato e che un panorama che non fa pensare a niente di buono. Il concordato della Grassi del resto è seguito al crack di importanti gruppi dell’edilizia e non è stato un caso isolato.
«Rispetto a due anni fa - conclude Grassi - la situazione è completamente diversa e siamo considerati che non potremo tornare al lavoro di un tempo. Siamo però ottimisti».
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