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Dal grano alla bozza nasce il pane di Prato

Dal grano alla bozza nasce il pane di Prato

PRATO. La filiera corta anche per il pane. Partirà da settembre l'iniziativa Gran Prato, il nome del pane realizzato interamente nel territorio della provincia: dal grano alla bozza. È dall'agricoltur...

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PRATO. La filiera corta anche per il pane. Partirà da settembre l'iniziativa Gran Prato, il nome del pane realizzato interamente nel territorio della provincia: dal grano alla bozza. È dall'agricoltura, quindi, che arriva la più recente innovazione produttiva. Resa possibile da una partnership fra produttori locali, le più rappresentative associazioni di categoria - Cia, Coldiretti, Confartigianato - l'assessore provinciale Stefano Arrighini e il Comune di Montemurlo.

Giovedì alle 18.30 ci sarà la prima degustazione al giardino Buonamici insieme ai prodotti dei salumifici Conti e Mannori e i formaggi dell'azienda agricola Rio Scalai con la collaborazione anche della filiera corta di Montemurlo. Di «scelta illuminata» parla l'assessore Arrighini, convinto che ci sia bisogno di un'agricoltura amica dell'ambiente e che faccia da apripista al concetto di filiera. «Poter partecipare al progetto di Gran Prato è un grande orgoglio per il mio Comune» sottolinea altresì l'assessore all'economia di Montemurlo Gianluca Giancaterino. A raccontare come sia stato possibile creare questa sinergia fra enti locali e produttori è David Fanfani, presidente dell'associazione Parco Agricolo di Prato: «Il patto di filiera pone al centro della scena l'agricoltura. I fornai e i mugnai hanno capito per primi che per rafforzare l'economia e i valori sociali del luogo fosse necessario creare questo accordo. Sarà un valore aggiunto per i produttori, ma anche per i consumatori» assicura, fugando i dubbi che questo prodotto possa essere di alto pregio ecologico e alimentare, ma fuori dalla capienza delle tasche di molti cittadini: «Non sarà un prodotto di nicchia, ma avrà un prezzo ragionevole». La partenza sarà comunque all'insegna della prudenza, con un impegno produttivo stimato a settembre di circa 600 kg alla settimana. Questione di far familiarizzare i consumatori e gli stessi fornai col pane made in Prato e coi suoi ferrei requisiti. Il grano utilizzato per ottenere la farina deve provenire dal territori pratese. Inoltre produzione, macinatura e trasformazione dovranno attenersi a pratiche rispettose dell'ambiente, riducendo al minimo gli apporti chimici. Per questo il patto di filiera pensa di ricorrere a grani tradizionali (ad esempio Verna, Gentile Rosso, Sieve, ecc.). Protagonisti diretti sono i forni Cocciardi, Fogacci e Guasti di Prato, Montagni e Mattini per Montemurlo e i molini Bardazzi e Mugnaioni. Alla fase di start-up partecipano anche le aziende agricole Boretti, Ceri, Colzi, Menicacci e Raugei. L'obiettivo di lungo periodo è di estendere questo modello di filiera corta ad altri settori agricoli ed artigianali.

Carlandrea Poli

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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