Il Tirreno

Prato

«Tornerò all’Unione quando vedrò i fatti»

di Ilenia Reali
«Tornerò all’Unione quando vedrò i fatti»

L’imprenditore Renato Cecchi non nega la stima per la nuova presidenza ma dice: «Aspetto che si faccia una battaglia per salvaguardare il made in Italy»

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PRATO. Che il nuovo presidente dell’Unione industriale gli piaccia non lo nega. E che, ancor di più, abbia amicizia e stima del collega Franco Ciampolini, ora vice presidente di Confindustria Prato, lo dice da tempo senza remore. Due elementi che potrebbero portare uno degli imprenditori simbolo di Prato, Renato Cecchi, a tornare sui suoi passi è reiscriversi all’associazione pratese lasciata in polemica un anno fa.

Due elementi che ad oggi però non sembrano ancora sufficienti.

«E’ ancora presto per affrontare questo tema. Prima voglio vedere che alle parole seguano i fatti».

Quali fatti?

«Una battaglia vera e propria per la difesa del made in Italy e per la reciprocità degli scambi commerciali con la Cina perché penso che l’unico scampo per il tessile italiano passi dal riconoscimento del valore della produzione italiana. Con Ciampolini abbiamo molto feeling ma prima di tornare servono dei risultati».

Difficile però che Confindustria Prato possa ottenere quello che chiede.

«Può però sollecitare Confindustria, i parlamentari locali, i rappresentanti europei. Può farlo con maggiore determinazione di quanto fatto finora. Deve farlo senza smettere mai. Insomma una battaglia fatta anche di iniziative cercando collaborazione con i partiti, i parlamentari e i sindacati».

Sembra che coi sindacati su questi temi ci sia sempre stata intesa?

«I sindacati - non si tira indietro Cecchi dal dire quel che pensa - sembrano addormentati. Stanno troppo diettro a temi come l’articolo 18 e troppo poco seguono invece i temi che riguardano il lavoro. Senza questo tipo di lavoro che fine faranno i lavoratori? Io non ho certo il problema di licenziarne uno con o senza giusta causa. Io ho il problema di come fare ad andare avanti senza licenziarne 50. Non uno o due. E non sono certo il solo a pensarla così».

Tutti temi su cui Confindustria sta lavorando. Come può Prato incidere più di quanto fa? Pensa a una nuova iniziativa sullo stile di Prato non deve chiudere?

«Sì potremmo anche tornare a fare un’iniziativa di quel tipo ma non penso a un solo evento. Penso a un pressing continuo, quotidiano, utilizzando più strumenti contemporaneamente. Perché i lanifici non rendono pubblico quando le dogane cinesi rispediscono indietro le loro stoffe mentre da noi entra di tutto? Ma questo è solo un esempio per dire che dobbiamo fare tutte le forzature possibili. Quando questo accadrà, beh, tornerò aConfindustria».

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