Il Tirreno

Prato

Biglietteria del Serraglio, un esposto alla procura

di Pasquale Petrella

Un ex dipendente dell’Essegiemme, già condannato in primo grado per peculato chiede alla magistratura di indagare su fatti riguardanti un collega dell’epoca

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PRATO. L’esposto denuncia è stato presentato direttamente negli uffici della procura di Prato e i fatti che dovrebbero diventare oggetto di indagine risalgono a sei anni fa.

Una vicenda ingarbugliata dove un ex dipendente dell’Essegiemme, già processato e condannato in primo grado per peculato in merito ad una gestione non lineare della biglietteria del parcheggio alla stazione del Serraglio e che comunque ha presentato appello contro quella sentenza, espone tutta una serie di fatti tirando in ballo un altro collega di allora che, a suo dire, avrebbe messo in atto un sistema per truffare Trenitalia. All’epoca la biglietteria dell’Essegiemme al Serraglio si occupava anche della vendita dei biglietti dei treni, concessione poi ritirata da Trenitalia nel 2007 proprio – secondo quanto contenuto in alcuni verbali di assunzione di informazioni da parte della polizia giudiziaria della procura di Prato - perché da un riscontro contabile da parte dell’ente Ferrovie sarebbero emersi ammanchi di diverse decine di migliaia di euro. Un esposto che l’ex dipendente Essegiemme ha presentato anche per capire come mai le denunce, che pure sono state ricevute anche dai vertici della stessa azienda, abbiano percorso strade diverse e per lui sono finite in un’aula giudiziaria mentre per l’ex collega non siano mai venute alla luce.

Il protagonista dell’esposto, racconta di aver appreso solo di recente che già nel 2007, un’altra dipendente dell’Essegiemme aveva segnalato al proprio superiore due comportamenti ritenuti anomali. Il primo è quello che ha portato al suo processo e al successivo licenziamento, il secondo si sarebbe perso per strada. In particolare, secondo l’allora denuncia fatta dalla dipendente Essegiemme e secondo quanto appreso recentemente dall’attuale ricorrente, c’era un loro collega che in almeno tre circostanze sarebbe stato visto prendere da un tossicodipendente un certo numero di biglietti di Trenitalia acquistati con carte di credito in altre biglietterie Trenitalia e non utilizzati.

Il dipendente faceva il conto e consegnava al tossicodipendente una somma in contanti «inferiore rispetto al valore dei biglietti. I soldi per il pagamento venivano presi dalla cassa della biglietteria – si legge nella dichiarazione rilasciata all’epoca ai finanzieri della pg – A fronte del ritiro (il dipendente) stampava nuovi biglietti per una somma complessiva pari a quelli ritirati ed annullati, che poi rivendeva ai clienti incassando il corrispettivo in contanti. Sul biglietto però veniva stampigliata la dicitura acquistato con carta di credito. Tengo a precisare che il ritiro dei biglietti con pagamento carta di credito ci era stato espressamente vietato da Trenitalia che ci invitava di inviare i soggetti che si presentavano per il rimborso direttamente alle biglietterie gestite da Trenitalia». Letta questa dichiarazione, il denunciante attuale ha deciso di presentare l’esposto affinchè la procura prenda gli opportuni provvedimenti, se ne ravvisa gli estremi penali. E a tal proposito ha allegato all’esposto anche copia dei biglietti ferroviari incriminati e la copia del verbale con le dichiarazioni dell’altra dipendente dell’Essegiemme che nel luglio del 2007 espose quei fatti alla sezione di pg in Tribunale.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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