Il dolore
Sedici anni di carcere per l’omicidio di Chen
Rito abbreviato per l’orientale che uccise un connazionale nell’ex lanificio Gori in via Pistoiese
PRATO. Uscirà di galera quando avrà cinquantaquattro anni ed avrà così scontato la pena per aver ucciso con una coltellata il suo connazionale al termine di una lite. Sedici anni di carcere, è questa la conndanna inflitta a Li Zhang reoconfesso per l’omicidio di Chen Ajing avvenuto il 26 luglio dell’anno scorso all’interno dell’edificio dell’ex lanificio Gori in via Pistoiese. Una lite per motivi di lavoro che sfociarono nell’accoltellamento che portò alla morte quasi immediata della vittima che aveva 39 anni, colpito con un fendente alla gola.
L’omicidio provocò anche tutta una serie di polemiche in città perchè la vittima fu portata all’esterno del portone dell’azienda e abbandonato sul selciato ormai privo di vita. Accanto aveva la moglie che, peraltro, aveva assistito all’omicidio ma il fatto che il corpo fosse stato portato fuori dalla ditta aveva lasciato qualcuno un po’ perplesso, ritenendolo un gesto fuori luogo e quasi a non volere che le forze dell’ordine andassero a fare il sopralluogo nei locali dove si era consumata la tragedia. Cosa che ovviamente non ebbe alcun effetto perchè gli investigatori raccolsero tutte le prove e le testimonianze per accertare la verità su quello che era accaduto.
Li Zhang, 38 anni, ha ascoltato in silenzio la sentenza del giudice dopo che il proprio avvocato difensore, Alessandro Fantappiè con il quale si era costituito alcuni giorni dopo il delitto, ha parlato a lungo nella sua arringa difensiva per cercare di fare abbassare il più possibile la soglia dalla quale calcolare lo sconto di un terzo della pena per il rito abbreviato. Una arringa che è stata in parte riconosciuta dal giudice che ai trent’anni richiesti dal pubblico ministero, Laura Canovai, è sceso a ventiquattro e da qui ha calcolato la riduzione di un terzo della pena.
A far pendere la benevolenza del giudice verso una riduzione di pena ci sono stati sicuramente i comportamenti tenuti da Li Zhang sia perchè si è costituito ed ha ammesso le proprie responsabilità collaborando con gli investigatori per ricostruire l’intero scenario di quanto accaduto, sia un risarcimento, seppur simbolico, di diecimila euro ai familiari della vittima. Familiari che in giudizio si sono costituiti parte civile ed erano rappresentati dall’avvocato Luca Brachi che, ovviamente, oltre a condividere le conclusioni del pubblico ministero, le ha supportate per cercare di convincere il giudice nell’applicare la pena più elevata prevista per questo tipo di reato, sostenendo che Li Zhang, avesse agito in maniera fredda e determinata come reazione a dei motivi davvero futili che non avrebbero potuto spingere un uomo a quel tipo di comportamento. Ovviamente, come parte civile, ha ritenuto del tutto simbolico il risarcimento con diecimila euro fatto alla vedova.
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