Scoppia la rabbia dei tintori pratesi «Basta stare zitti»
«A loro il costo del personale incide per l’11%, noi il 45% Le cose sono due: o sono maghi o non rispettano le regole»
PRATO. No, altre imprese che non rispettano le regole non si possono proprio tollerare. E’ un’unica voce quella che si leva tra i tintori e i rifinitori pratesi alla notizia che un’ennesima fabbrica, la ex Bases, sarà rilevata da un gruppo di imprenditori cinesi. E che anche per la Fin Mode ci sono analoghe trattatice in corso.
Ormai cinesi fa rima con scarso rispetto delle regole, almeno per quanto riguarda un’importante fetta di aziende con titolari orientali, e questa volta in gioco c’è il fiore all’occhiello del tessile pratese, la fase che rende le stoffe del distretto per ora uniche al mondo.
Senza contare che il momento è difficilissimo e che gli imprenditori rimasti sono riusciti a tenere le aziende aperte a costo di enormi sacrifici. Tintorie e rifinizioni del resto hanno la più altra percentuale di incidenza sul costo del lavoro.
A parlare per i tintori ci sono anche dei dati. Una tintoria pratese tinge a 2 euro 2,20 euro al chilogrammo. Un’azienda cinese riesce a fare un lavoro simile (anche se poi la qualità è ancora diversa) a 1,40 euro al chilogrammo. Il peso della manodopera sul bilancio di una tintoria pratese è del 45% (e si parla di aziende efficienti) per i colleghi cinesi invece - stando a un’analisi fatta dagli imprenditori - è dell’8-11%.
«Le cose sono due - commenta David Vannini della Tessile fiorentina - o loro hanno tutti dipendenti super efficienti che riescono a fare ognuno il lavoro di dieci dei nostri oppure c’è qualcosa che non torna. E’ una situazione impari, è evidente».
Gli imprenditori pratesi si sentono soli davanti alla concorrenza in questo settore. Si chiedono perché non si riesce a controllare in modo efficace. Quanto gas viene usato? Quanta energia elettrica? Tutti dati che alla fine dicono qual è la quantità di capi prodotta.«La sensazione - commenta ancora Vannini - è che loro facciano la guerra coi carriarmato e noi con le fionde».
Massimo Melani di Ti- Maglia è sulle stesse, identiche posizioni. «Lavorano a ogni ora del giorno e della notte, festivi compresi - spiega - con un costo della manodopera praticamente inesistente. Com’è possibile? E non voglio sentir dire che loro sono bravi. Sono pronto a confrontarmi ma con le stesse regole. Magie su questi argomenti non se ne fanno. Non si può rimanere in silenzio».Adriano Bellu, ex vice presidente dell’Unione industriale e senior dei tintori pratesi è convinto che «il mondo non si ferma». «Non possiamo pretendere - evidenzia - che loro non aprano le aziende ma possiamo invece pretendere che le regole siano uguali per tutti. Se fosse così allora l’apertura di aziende da parte loro non sarebbe sfruttamento o concorrenza sleale ma un investimento».
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