Il dolore
Processo ai furbetti del casello
Si accodano alle auto sulla corsia del Telepass e non pagano: quattro alla sbarra
PRATO. I furbetti del casello hanno tre tecniche per non pagare il pedaggio autostradale. La prima consiste nell’accodarsi a una vettura sulla corsia del Telepass; il secondo, molto simile, prevede di prendere la scia di chi paga col Viacard; il terzo prevede di inserire lo scontrino e poi chiamare l’operatore dicendo di non avere contanti.
Tutte e tre le tecniche, secondo la Procura, erano usate da quattro imputati che ieri sono comparsi davanti al giudice monocratico Giulia Landini per rispondere dell’accusa di insolvenza fraudolenta. Si tratta di Osvaldo Angori, 75 anni, originario di Cortona e difeso da Alessandro Puggelli, e dei suoi tre dipendenti, l’albanese Riza Bleta e i due bulgari Hristo Hristov Tsvetanov e Petar Petrov Ivanov. Angori è titolare di una ditta che usa un camion Iveco, lo stesso camion che per decine di volte è stato fotografato mentre si accodava ai mezzi in transito sulla corsia Telepass senza pagare. In certi casi al volante c’era lo stesso Angori, in altri i suoi dipendenti stranieri, per un totale di circa 1.200 euro di pedaggi non pagati.
Il processo riguarda fatti avvenuti nel 2006, il primo dei quali al casello di Calenzano, poi a seguire in quelli di Prato e in altri. Per questo il processo si celebra qui.
Ma i tempi della giustizia sono molto più lenti di quelli dei furbetti. Basti pensare che, nonostante siano già passati sei anni, il processo è stato rinviato al marzo 2013 per un difetto di notifica, e la prescrizione non è tanto lontana.
Quello di Prato è solo uno dei processi a carico di Osvaldo Angori, che è una specie di recordman del pedaggio non pagato. L’avvocato Andrea Vaiani, che nel procedimento rappresenta la Società Autostrade, ha calcolato che il debito dell’imprenditore verso la società sia di circa 20.000 euro. I tre dipendenti probabilmente accetteranno una transazione, mentre il titolare affronterà il processo. (p.n.)
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