Sicurezza
Il diploma non basta più i maturi proseguono
Quasi il 93% dei diplomati si iscrive all’università, lo dice l’Osservatorio scolastico Cambio di tendenza, adesso preferite le facoltà scientifiche, Ingegneria fra tutte
PRATO. Maturità, così odiata oppure così amata. Maturità, un anno dopo. Dodici mesi per ripartire da zero, per far fruttare quei voti da “cervellone” (da 90 a 100) che sono la riprova della loro vetta di bravura. Al bivio dettato dal fatidico diploma, ovvero quello fra continuare gli studi oppure andare a lavorare, 207 ragazzi pratesi (i più meritevoli) non hanno avuto dubbi. Per l’82,9% di loro il diploma in tasca, quello conseguito nel luglio 2011, è stato il trampolino di lancio per intraprendere la carriera universitaria.
L’Osservatorio scolastico provinciale curato da Paolo Sambo di Asel ha voluto puntare una lente d’ingrandimento su questi diplomati, intervistandoli telefonicamente (ha risposto l’82,1% del totale) e ricostruendo uno spaccato interessante delle loro scelte post diploma. Giovani che, forti dei lusinghieri voti compresi tra i 90 e 100/100, hanno preferito rifugiarsi tra i libri piuttosto che sfidare un mercato del lavoro in bilico. Studenti con la palma d’oro: di queste 207 eccellenze, 80 giovani si sono diplomati con 100/100. «La decisione di proseguire con gli studi – fa notare la vicepresidente della Provincia Ambra Giorgi – è sicuramente il riflesso della sempre maggiore difficoltà a trovare lavoro. Teniamo conto che questi numeri sono riferiti agli studenti più meritevoli usciti dagli istituti superiori, per i quali l’università diventa uno sbocco naturale».
Quelli che entrano in azienda
Questi ultimi si contano sul palmo della mano. Fra i ragazzi intervistati a distanza di un anno, solo 26 hanno detto addio a zaino e libri per avventurarsi nei meandri del lavoro. E, fra questi 26, 12 hanno un posto fisso, il resto ha dichiarato di cavarsela con lavoretti occasionali. «Un piccolo segnale positivo: nella categoria lavoro fisso - fa notare Sambo - rientrano comunque anche i contratti di apprendistato». Le traiettorie dei giovani rispecchiano la tipologia delle superiori che hanno frequentato. Così, per esempio, il 97% dei ragazzi che si è iscritto all’università proviene dai licei, il 74,5% dai tecnici e il 35% da un professionale.
Destinazione facoltà scientifiche
Piccoli ingegneri crescono. Il 54,6% dei diplomati 90-100 ha privilegiato una facoltà tecnico-scientifica, mentre il 45,4% si è orientato verso le scienze umane e sociali. Sono più i maschi ad avere un debole per ingegneria (36,8%), mentre le femmine per i corsi di scienze umane e sociali (58,3%). E se è un po’ scontato che i fuoriusciti dai tecnici prediligessero le facoltà scientifiche, colpisce che tra i ragazzi con la maturità liceale il 54,2% abbia scelto un corso dell’area tecnico-scientifica. «Il trend che si sta delineando ha colpito anche noi - aggiunge Giorgi -. Del resto, per anni s’è detto che la cultura scientifica è carente in Italia».
Dopo il Buzzi si continua
Un tempo era sinonimo di occupazione sicura. Uscivi dal Buzzi, trovavi lavoro. Ora non è più così e non è un caso che il 73,1% dei ragazzi che l’anno scorso si sono diplomati all’istituto di viale della Repubblica abbia scelto la via universitaria (19 su 26 ex alunni intervistati). «Il Buzzi si è quasi “licealizzato” perché offre una preparazione sempre più solida», conclude Giorgi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
