Attenzione
One man show nel fortino bersaniano
Ma forse appare qualche crepa: già iniziati i riposizionamenti di alcuni esponenti democratici pratesi
PRATO. La “prima” di Matteo Renzi a Prato nei tre anni da cui è diventato sindaco di Firenze verrà ricordata come una specie di conquista. In realtà il rottamatore di Palazzo Vecchio non era chiamato a conquistare niente, visto che si è “esibito” alla Festa del Partito democratico, il suo partito, per di più a due passi da casa. Ma non è un mistero che non tutti lo amino nel Pd, specialmente in una Federazione come quella pratese che è a spiccata vocazione bersaniana. Eppure Renzi se n’è andato, dopo due ore di “one man show”, tallonato da sostenitori che pretendevano una foto, con più consensi in tasca di quanti ne aveva quando è sceso dalla Golf che lo ha depositato accanto al palco della festa. «Ho sentito anche Rosy Bindi - lo ha salutato un ragazzino di 10 anni - ma mi sei più simpatico te». E lui ovviamente si è fatto dare un “cinque”.
Si può ragionevolmente scommettere che da oggi qualcuno nel Pd pratese cercherà di riposizionarsi accanto al sindaco fiorentino, annusando la possibilità di sfruttarne la scia. A patto che, ma non è detto, si facciano davvero le primarie, come lo stesso Renzi chiede con una certa premura. «Quando Bersani è in comodo si fanno le primarie, poi si vincono le elezioni e si cambia l’Italia in tre mesi». Detta così sembra facile spacconeria, ma Renzi la dice con quel tono sbarazzino che non si sa mai se prendere proprio sul serio, anche perché spesso aggiunge: «Sembro grullo, ma alla quarta la capisco anch’io».
Chi lo segue abitualmente, non solo in televisione ma anche nelle occasioni pubbliche, osserva che alla fine Renzi dice sempre le stesse cose. Ma molti dei mille che sono andati a sentirlo giovedì sera sullo spiazzo di Narnali non lo avevano mai visto dal vivo, e così alla fine l’hanno acclamato come una star, specialmente i più anziani, che non è un paradosso per chi ha fatto della gioventù il suo marchio di fabbrica. Ora infatti dice sempre più spesso che non è detto che i giovani siano più bravi degli anziani. E non a caso a contestarlo sono stati proprio i Giovani democratici, non le signore sedute in prima fila che hanno mostrato di gradirlo, anche quando ha sparato uno dei suoi «Maremma parabolica» per zittirne una che ripeteva per la terza volta lo stesso concetto.
Paolo Nencioni
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