Finanza
Il sindaco rottamatore divide il Pd
Alla festa provinciale, molte critiche ma anche tanti consensi. Battibecco con i giovani che l’hanno contestato
PRATO. Falce e martello li porta ancora nel cuore. Ma non è un nostalgico. Il fatto è che il “giovane” Matteo lo ha conquistato ai salotti di Vespa e ora non vuole perdersi l’occasione di ascoltarlo dal vivo. Potrebbe essere suo nonno ma, in barba ai suoi 60, ugualmente lo vorrebbe come presidente del consiglio.
«Bersani? Brava persona ma troppo “moscio”. Io non ci penserei due volte a votare Renzi. E poi la parola rinnovamento è trasversale: l’età non conta». Quella di Claudio Rafanelli era la voce di uno su mille, o giù di lì: tanti i pratesi accorsi ai giardini di Maliseti per ascoltare il sindaco di Firenze, ospite d'onore della festa del Pd pratese. Pura curiosità per alcuni, esplicito interesse per altri. E anche chi è solito non risparmiargli critiche era lì, a prestare orecchio alla musica del “rottamatore”: «Si fa presto a rottamare le persone: bisogna rottamare le idee», è il commento di Giuseppe Perrotta poco prima che Renzi salisse sul palco insieme alla segretaria Ilaria Bugetti.
Il bagno di folla per il papabile avversario di Bersani alle prossime primarie del Pd era ciò che si attendevano i politici pratesi più vicini a Renzi per storia politica (ex Margherita): tra questi, il presidente della Provincia Lamberto Gestri e il parlamentare Antonello Giacomelli. A sorpresa, il target d’età tra i presenti non era propriamente in linea con il profilo politico renziano: in fila a sedere, molte facce tra la cinquantina e la sessantina. C’erano sì giovani, non però quelli del Pd pratese: i Giovani democratici hanno mostrato fin da subito il dente avvelenato nei confronti del primo cittadino di Firenze, tanto da allestire il bar con uno striscione volutamente provocatorio, giocato sulle parole rinnovamento e rottamazione. Le frecce disegnate erano chiare: se vuoi il rinnovamento, vieni da noi. Se cerchi la rottamazione, vai da Renzi. È stata questa l’accoglienza dei giovani democratici verso colui che si presenta come il giovane leader della politica nazionale. Sarà poi Alberto Vignoli, segretario del Gd pratesi, l’unico a salire sul palco per incalzare Renzi con alcune osservazioni, a rincarare la dose.
Tifo eterogeneo. Alla fine della serata lo hanno avvicinato, gli hanno chiesto autografi e foto ricordo della serata, gli hanno ricordato di rispondere su Facebook. Ma la dimostrazione di come Renzi potrebbe andare a pescare in un bacino elettorale diverso da quello di sinistra s’è avuta quando un anziano pratese, Bruno Biagini, si è fermato da Renzi per confessargli che in vita sua non ha mai votato a sinistra. «Ma se ti candidi te, Matteo, stai tranquillo che ti darò il voto».
Aria di comitato. Si scaldano i motori per comitati pro Renzi anche a Prato. I rottamatori del Pd pratese non sono ancora usciti allo scoperto ma c’è chi, come l’assessore provinciale Antonio Napolitano (ex Margherita, amico di Renzi), è pronto a scommettere che «appena sarà ufficiale la sua discesa in campo, si costituiranno dei comitati».
Pronto per la chiamata alle armi del “rottamatore” è l’ex assessore provinciale Roberto Rosati (ex Ds) che non ne fa mistero sul suo profilo di Facebook. «Se fanno il comitato Renzi per le primarie io ci sto. Certi discorsi che fa lui sul limite dei mandati non li ho mai sentiti da Bersani». In prima linea anche il presidente della Circoscrizione Ovest Giovanni Mosca che scriverà presto una lettera a Renzi. «Condivido la necessità di svecchiare la mentalità politica a prescindere dall’età. In vista di un eventuale comitato pro Renzi potrei essere della partita»
La parodia di Crozza. Mentre tuonava la voce di Renzi dal palco, nello spazio del “Talk Talk”, la trovata di un gruppo di iscritti e simpatizzanti è stata quella di proiettare sulla parete bianca alcuni spezzoni della ben nota parodia di Crozza (“Ciao, sono Matteo Renzi”). «Qui siamo a noi a rottamare Renzi», ironizza Roberto Lugli.
Chi non lo digerisce. Ha trascorso quasi tutto il tempo al bar dei Gd. «Renzi è inascoltabile, ripete sempre gli stessi argomenti. Perché non racconta come sta amministrando Firenze?» Parola di Irene Gorelli, ex assessore provinciale in giunta Logli.
E chi lo conosce bene. Che Matteo avesse tanto seguito pratese anche Giacomelli se lo aspettava: «Renzi e Bersani sono più alleati di quanto sembri. Ciascuno esprime la sua sensibilità».
Bando alle divisioni anche per la segretaria Bugetti. «Non ci piace guardare alla nostra discussione interna con gli occhi dei tifosi. Rimettendo al centro i contenuti e il rispetto delle diversità di vedute».
Vignoli il pungolatore. Ha bacchettato Renzi sul suo slogan preferito che giovane è bello e sulla sua assenza alle assemblee regionali del Pd. «Sindaco, non mi pare che la tua giunta sia fatta di giovani», gli ha detto il responsabile dei Gd pratesi.
Prato e Firenze. Il sasso l’ha lanciato la segretaria Bugetti dando un calcio ai campanilismi. «Se Prato e Firenze oggi non sono vicine, ad alzare le barricate è un altro sindaco», con chiaro riferimento a Cenni. Quando ha preso la parola, Renzi ha “benedetto” la pista convergente parallela per poi spostare l’asse del dibattito a livello nazionale. Quando qualcuno dalla platea lo ha rimproverato per la visita ad Arcore, il sindaco di Firenze ha rivendicato quella scelta per Firenze. E su Berlusconi pronto a ricandidarsi il suo auspicio è che non ritorni sui suoi passi per il bene del paese.
Le primarie. «Non sono il Festivalbar, ma il luogo in cui quattro o cinque persone presentano proposte diverse. Non c’è bisogno di litigare con Bersani. È una persona perbene con una mentalità della politica un po’ novecentesca. Se vincerà lui alle primarie, gli farò gli auguri. Se vinciamo noi, cambiamo l’Italia». Renzi, lamentando come non gli venga concesso spazio durante le assemblee nazionali di partito, ha interagito più volte con il pubblico, lasciandosi scappare simpatiche battute. «Ragazzi, rivincete le prossime elezioni perché vi vedo belli carichi». Poi è tornato serio, incassando scrosci di applausi: «Basta con gli inciuci di palazzo. Se a Prato s’è perso vuol dire che qualcosa si è sbagliato».
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