Italia
Presentato il concordato dalla “Valore”
Passivo da oltre 80 milioni di euro. Nominati commissari il presidente dei commercialisti e l’ex curatore della Sasch
PRATO. Doveva essere la cassaforte di alcuni tra i più noti (e ricchi) imprenditori pratesi. Un contenitore dove mettere parti sostanziose dei propri patrimoni per poi farli fruttare sfruttando il boom del mercato immobiliare. Una società con cui al momento della costituzione speravano di ottenere profitti, tanto per fare dei nomi, Roberto Bini di Borgosesia e i colleghi del settore tessile Franco Miliotti e Pietro Taddeucci Sassolini .
Alla fine la Valore spa invece che volare è esplosa come una bolla di sapone schiacciata da una serie di progetti mai decollati e da un’esposizione milionaria.
Nei giorni scorsi è stata presentata al tribunale di Prato la richiesta di concordato preventivo con cessione di beni. Il passivo supera gli 80 milioni di euro mentre le percentuali che saranno riconosciute ai creditori sono divise per fasce e oscillano dal 26 al 28 per cento. Un concordato complesso e pieno di variabili (presentato come liquidatori della società dal commercialista pratese Mario Assuero Marchi e dall’avvocato Gabriele Pica Alfieri) per cui il tribunale di Prato ha scelto di nominare come commissari due super professionisti, il presidente dell’Ordine dei commercialisti Biancalani e l’ex curatore fallimentare del Gruppo Sasch Evaristo Ricci.
La parte attiva inserita nel concordato invece raccoglie il grosso dei progetti andati in fumo, l’immobile dell’ex cementizia (il cementificio marchino) acquistato e mai trasformato in un progetto vero e proprio, l’area di Chiesanuova dove la società aveva previsto di realizzare uno stadio mai costruito e una parte dell’area di via Filzi dove erano stati costruiti appartamenti destinati ai cinesi e la cui vendita non è stata terminata. Questo per fermarsi a Prato. Poi c’è tutta la parte legata a Lucca, città dove sembrava la Valore fosse destinata a volare in Paradiso e dove invece poi è finita all’inferno (articolo in basso).
La Valore era però già fortemente esposta nel 2010. Dall’ultimo bilancio presentato alla Camera di commercio emerge infatti che l’indebitamento nei confronti degli istituti di credito era di circa 60 milioni di euro ed aveva una perdita d’esercizio di 5 milioni di euro. Una situazione, come ammette lo stesso Giovanni Valentini nella relazione allegata al bilancio (e datata settembre 2011 quand’era ancora amministratore unico), difficile «per la negativa congiuntura economica del settore immobiliareiniziata nel settembre del 2008» ma, sempre secondo la relazione di Valentini, con «una serie di segnali positivi che facevano ben sperare per l’anno 2010».
Segnali che invece non sono arrivati e che sono stati preceduti, nell’arco del 2011, da un avviso di garanzia allo stesso Valentini per sospetta corruzione nei confronti di funzionari e amministratori lucchesi, dagli arresti domiciliari e dal sequestro preventivo di tutti i beni mobili e immobili per un valore di 18 milioni di euro. Una situazione per cui, sempre secondo Valentini nella relazione ai soci «stiamo ancora pagando le conseguenze sia a livello societario sia personale».
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