Il dolore
La tintura diventa sostenibile
La Daykem rivoluziona il processo: acqua ridotta, temperature più basse e meno anidride carbonica
PRATO. È il primo a saltare dalla sedia quando sente dire che gli imprenditori italiani, e quelli pratesi in particolare, non innovano. Eccome se lui ha innovato. La sua innovazione di processo e di prodotto porta un nome ben preciso: “Funz –Tex”, un prototipo di processo chimico a ridotto impatto ambientale per tintorie e finissaggio di tessuti.
E' un investimento in ricerca, in una ricerca che viene applicata a valle della filiera tessile, quello in cui s’è lanciato Gabriele Paoletti della Daykem di via Galcianese: un progetto che è piaciuto anche alla Regione che, attraverso le linee di finanziamento di un bando specifico, ha voluto sostenere questa "scoperta" che nella chimica tessile non ha precedenti in Italia (a poco più che 80mila euro ammontano i fondi regionali). Anni e anni di test su campioni di lino e cotone condotti dall’ingegner Alfredo Belli e Beatrice Sampaoli, responsabile del laboratorio della Daykem (in tutto 15 dipendenti), hanno permesso così di affinare un procedimento chimico a ridotto impatto energetico.
«Abbiamo studiato una nuova preparazione “enzimatica” che consente di ridurre le temperature normali di tintura, creando condizioni chimiche sulla fibra e rendendo così appetibile la molecola colorante. In pratica grazie a un'inferiore richiesta di acqua, la temperatura della tintura potrà essere ridotta a sessanta gradi. Non solo. I tempi di tintura potranno essere ridotti del 20%, così come l’impatto ambientale».
Promettendo un occhio di riguardo per la sostenibilità ambientale, la Daykem sfodera così un asso nella manica che mette d'accordo ciclo industriale tessile e green economy. Lo fa realizzando appunto un prototipo di processo che presuppone temperature di lavoro più basse (generalmente in tintura si oscilla fra i 98 e i 130 gradi): gli enzimi si decompongono completamente in quanto totalmente biodegradabili. E anche l’atmosfera se ne giova grazie a “Funz-Tex”, con una riduzione del 20% delle emissioni di anidride carbonica. Specializzata in prodotti da tintoria e finissaggio e su una fascia di “enzimatici” che va ad agire sulla fibra trattata, la Daykem registra già ampio interesse per “Funz-Tex” sui suoi mercati esteri di riferimento, specialmente in Turchia (terra appetibile per i materiali della Daykem, oltre alla Tunisia) dove esiste una lavorazione tessile a ciclo continuo specifica del cotoniero. Proprio in Turchia l’azienda fondata nel 1958 da Giuliano Paoletti e tramandata dal padre al figlio, fra i soci di punta dell’Unione industriale pratese, tiene un deposito: un’eccellenza nei servizi per la filiera tessile (è fornitore anche del Gruppo Marzotto per lo stabilimento nella Repubblica Ceca) che viaggia sui quasi quattro milioni di fatturato annui, senza ridurre mai il personale e sviluppando una vocazione industriale in una sede di circa 6mila metri quadri dotata di laboratorio e area stoccaggio. «La crisi s’è fatta sentire anche nel comparto dei servizi al tessile: a giugno abbiamo avuto più ordinativi, ora a luglio invece siamo un po’ più fermi. Ma - osserva Paoletti - la sfida sta nel sapersi innovarsi sempre anche in tempi di crisi. Il prossimo obiettivo è aumentare gli investimenti nelle macchine da laboratorio».
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