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Prato

“Mamma” dei gatti per scelta ecco uno degli angeli della Bogaia

di Maria Lardara
“Mamma” dei gatti per scelta ecco uno degli angeli della Bogaia

Ha rinunciato a fare la modellista di abbigliamento per seguire la sua grande passione per gli animali In città ci sono oltre 5mila felini in libertà accuditi da un gruppo di “gattare” tutelate dal Comune

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PRATO. Li segue amorevolmente, li cura somministrando le medicine prescritte dal veterinario, li sfama e li nutre. Mattina e sera, dal lunedì al venerdì, sempre a gettare il cuore oltre l’ostacolo per amministrare una casa come si deve.

Una casa “speciale” per le centinaia di gatti, vittime purtroppo di ancora tanti abbandoni in città. Ma, di fronte a una carezza dell’essere umano, Micio sta sempre lì, a ringraziare e ricambiare con fior di coccole e fusa.

E i mici pratesi sono tanti: 5mila quelli in libertà sul territorio provinciale, secondo le stime dell’ufficio animali del Comune. Ma un vero angelo dei gatti non fa distinzione tra domestici e randagi. E Angela Pisani è così. Questa “gattara” di buona volontà ha rinunciato a fare la modellista di abbigliamento in cui si era specializzata per dedicarsi a tempo pieno ai suoi pelosetti. Per arrotondare, da qualche anno fa la gelataia nei weekend nelle località estive.

L’ultima volta l’hanno chiamata da Igea Marina. «Sono una delle tante zie della Bogaia», si definisce così Angela battezzando anche le altre volontarie che mandano avanti l’Oasi felina “La Bogaia”, il gattile comunale gestito dall’associazione “Amici della Bogaia”.

Città di gatti e gattare

Il daffare “micioso” non le manca nemmeno quando fa ritorno a casa, a San Giusto, dove abita dal 1988. E dove ormai la conoscono come la paladina degli animali, non solo gatti ma anche cani (lei stessa ne ha tre: un cagnetto di razza Bolognese e due gatti).

Quello che racconta Angela è uno spaccato insolito di città rapportato agli animali, con le volontarie degli “Amici della Bogaia” e di “Qua la zampa” (i gestori del canile) che si fanno in quattro per rendere il più possibile dignitosa la vita di un gatto o di un cane senza padrone.

Una città dove il popolo di gatti e gattare non sempre è visto di buon occhio.

Ma le gattare alle quali vengono affidate le colonie feline sono figure ben precise, “protette” dal nuovo regolamento comunale sui diritti degli animali istituito sei mesi fa. Sono tutte dotate di un tesserino di riconoscimento e guai a ostacolarne l’attività.

Come recita il regolamento, «i gatti liberi e le colonie feline sono tutelati dalla città. Nel caso di episodi di maltrattamento o di uccisione, il Comune procederà a sporgere denuncia». «Io sono fortunata perché nel mio palazzo vivono famiglie amanti degli animali: ai piedi del condominio abbiamo una colonia felina dove mi dà mano Diva a portare il cibo. Anzi, ormai fa tutto lei. Nei pressi della colonia ultimamente si è fatta vedere una gatta che da poco ha partorito i cuccioli. Non posso portarla via: devo capire dove ha partorito».

Perché mamma gatta, si sa, cerca sempre di proteggere e nascondere i suoi piccoli appena nati. Proprio come quelle creature con cui l’intesa è speciale, Angela tira fuori le unghie quando sente dire che la sterilizzazione è contro natura.

«Non è solo un modo per combattere il randagismo: è un atto d’amore verso il proprio gatto perché si aumenta la sua aspettativa di vita. Senza sterilizzazione, si mette in pericolo la vita dei maschi che, seguendo il richiamo delle femmine in calore, rischiano di non tornare più a casa. E poi durante gli accoppiamenti “casuali” i gatti possono contrarre malattie. Anche l’aspetto sanitario è importante. Se tutti i gatti si riproducessero, saremmo sommersi di cuccioli: i più sfortunati finiscono sotto una macchina, magari gettati nei cassonetti. E questo non è contro natura?». Con le sterilizzazioni dei randagi (sono a carico dell’Asl) di cui si è occupata, Angela s’è fatta le ossa prima di entrare in pianta stabile all’Oasi felina nel 2009 di cui già conosceva l’attuale responsabile Anna Maria Marchettini.

Amore a prima vista

Quando Angela prese casa e marito a Prato nel 1988 (oggi ha due figlie), il cuore a misura di felino aveva iniziato a battere già da molti anni.

«Venivo dal Mugello e lì, in campagna, i miei zii avevano tanti animali. In famiglia invece è stata dura strappare ai genitori il consenso per prendere un gatto. Quando ci riuscii avevo 14 anni. A Prato fu un veterinario di San Giusto, Vittorio Pepe (dell’omonima clinica, ndr), a spingermi a entrare nel mondo del volontariato animale. M’iscrissi allora alla Lega nazionale per la difesa del cane che a Prato si occupava anche dei gatti. Il mio primo “gattile” di fortuna fu una stanza ricavata da una vecchia lavanderia a San Giusto. Lì sistemavo i cuccioli che passavano dalla clinica veterinaria».

Gattile, meno male c’è

Recentemente Prato è stata riconosciuta eccellenza regionale per l’attenzione verso gli amici a quattro zampe.

E in effetti Angela non può che essere d’accordo con questo riconoscimento di Legambiente che promuove l’impegno sul territorio dei volontari pratesi (quelli che gravitano intorno al gattile e al canile comunale), oltreché le politiche sugli animali attuate dall’amministrazione.

«Dei gatti il Comune se n’è sempre occupato anche se, risorse permettendo, si potrebbe sempre fare di più. Non è cosi scontato che i territori si attrezzino con un gattile: in genere la presenza dei mici randagi viene vista come un problema inferiore rispetto a quella dei cani randagi. Il gattile di Prato è una rarità, almeno in Toscana. Riceviamo telefonate da fuori provincia ma noi – osserva Angela - dobbiamo occuparci dei gatti di Prato, altrimenti come si fa?».

Dov’è il senso civico?

La piaga dell’abbandono, purtroppo, non accenna a diminuire.

Angela ne sa qualcosa vedendo quanti micini vengano “scaricati” nel giardino del suo condominio. «Non c’è senso civico. Il cittadino che trova un gatto si chiede: se non è mio, perché me ne devo occupare?».

E ne sa qualcosa anche vedendo chi, di tanto in tanto, suona al campanello al cancello della Bogaia. C’è chi si presenta con gatto e trasportino al seguito sostenendo di non poterlo più mantenere per motivi economici.

Ma il gattile non è certo un parcheggio a uso e consumo di chi vuole disfarsi del proprio animale. Che richiede responsabilità e impegno.

«Talvolta la crisi viene addotta come pretesto. Ma sarebbe come abbandonare un figlio, un membro della tua famiglia».

E ultimamente quella della Bogaia è cresciuta: intorno al casolare ai confini con il comune di Poggio, ai quasi duecento gatti che vengono ospitati fuori e dentro la struttura (in questo momento ci sono 40 cuccioli tutti da adottare), nella bella distesa adibita e verde si sono aggiunti una capretta e due splendide femmine di Pony, Gegia e Fiorella.

L’oasi felina al podere “La Bogaia” fu inaugurata nel maggio 2006 dall’ex sindaco Marco Romagnoli.

La struttura posta nel cuore del parco delle Cascine di Tavola, finanziata dal Comune, è costituita da un casolare di due piani: al primo vivono i gatti adulti, al secondo vengono accolti i cuccioli in attesa di adozione.

I cittadini interessati ad adottare un micio possono contattare l'Oasi felina attraverso il sito del Comune o la pagina su Facebook.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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