Il Tirreno

Prato

Va in pensione la prof. Aversa 32 anni alla Mazzei

di Eleonora Barbieri
Va in pensione la prof. Aversa 32 anni alla Mazzei

Insegnante di italiano, è originaria della Calabria «E’ bello aver insegnato ai figli dei miei ex allievi»

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POGGIO A CAIANO. Dopo trentadue anni di insegnamento trascorsi ininterrottamente alla scuola media Filippo Mazzei di Poggio a Caiano, la professoressa di italiano Rosa Maria Grazia Aversa va in pensione. E così, da settembre il mondo scolastico mediceo dovrà fare a meno di una delle sue colonne portanti. Perché questo è stata la professoressa Aversa per le centinaia di ragazzi che ha seguito in questi lunghi anni con preparazione, passione e sensibilità. Sostituirla non sarà facile. La dedizione con cui ha insegnato e si è presa cura della crescita dei suoi alunni, non è cosa comune né trascurabile. I ricordi che affiorano alla mente sono tantissime: «E' bello insegnare ai figli dei propri ex alunni e vedere anche che i tuoi ragazzi ora sono già professionisti di livello - spiega Aversa - non sono diventata mamma ma è come se avessi avuto più di mille figli». Originaria di un paesino della Calabria, la neo docente in pensione, nel 1973 si è laureata in Lettere a Firenze, città che l'ha sempre affascinata e che poi sceglierà per trascorrere il resto della vita. Prima di diventare di ruolo però va a Roma per frequentare un corso alla Liuss su cinema e spettacolo, una delle sue grandi passioni che trasmetterà ai suoi alunni attraverso originali percorsi didattici. In quegli anni collabora al Giornale di Calabria e a Radio Rai. Una parentesi da giornalista che le consente di intervistare personaggi famosi come De Andre' e Raffaella Carrà'. Nel frattempo partecipa al concorso pubblico per una cattedra d'italiano che vincerà. Ecco dunque che tutto si sposta a Poggio a Caiano. Qui la professoressa si integra velocemente con il tessuto locale. «Ricordo molto bene lo spettacolo in costume rinascimentale che facemmo in Villa medicea per il 25mo anniversario della nascita del Comune». Severa, ma comprensiva la professoressa Aversa ha sempre cercato di coinvolgere i ragazzi anche con lezioni fuori dall'ordinario: «Mio padre, che e' stato prigioniero in un campo di concentramento in Germania, veniva a scuola a parlare della sua esperienza che ho raccolto in un libro tratto dal diario». L'emozione è all'apice quando parla di due suoi sfortunati alunni Barbara Fari e Michi Pulcinelli. «La loro morte - spiega commossa l'insegnante - è stata per me il momento più triste. La borsa di studio in loro onore voluta dalla direttrice Prantoni Monti, ci ha permesso di ricordarli ogni anno e questo e' stato molto bello. Ricordo con piacere la gita a Sorrento di qualche anno fa. Un modo per stare con i ragazzi un po' fuori dai ruoli». Come è cambiato l'insegnamento in questi trentadue anni? «I ragazzi di oggi sono più vivaci, ma hanno bisogno di ascolto e di attenzione più che di premi e regali. Dai loro temi si può capire molto. La scuola dovrebbe aiutare a tirare fuori il talento di ogni ragazzo, di indirizzarlo perché dare ciò che ti piace e' la chiave della serenità». A settembre dunque nessun ritorno tra i banchi di scuola: «Vorrei studiare le lingue, seguire le attività del quartiere fiorentino dove abito e se la salute me lo permetterà ,viaggiare».

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