Il Tirreno

Prato

Operazione Dragone: cinquanta arresti

di Pasquale Petrella
Operazione Dragone: cinquanta arresti

La Squadra mobile della questura di Prato presa ad esempio per il metodo investigativo contro la criminalità cinese

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PRATO. Operazione Dragone. Ma forse sarebbe meglio chiamarla Progetto Dragone con capofila la squadra mobile della questura di Prato. Sì perché, la maxi operazione che si è sviluppata su tutto il territorio italiano negli ultimi quattro mesi e che ha portato all’arresto di cinquanta cittadini di nazionalità cinese e alla denuncia a piede libero di altre 445, col sequestro di ventinove immobili e al rilievo di trecento illeciti amministrativi, si è mossa seguendo i canoni ed il protocollo che ha messo a disposizione la questura di Prato che risulta particolarmente efficiente ed efficace nel contrastare la criminalità cinese. D’altronde il materiale in questi ultimi anni non le è mancato visto che a Prato nella comunità orientale sono stati registrati omicidi, rapine, sequestri di persona a scopo di estorsione, favoreggiamento e sfruttamento dell’immigrazione clandestina così come della prostituzione, spaccio di stupefacenti e tutti i reati connessi in campo economico, fiscale e finanziario.

L’input per l’operazione è stato dato dal Servizio centrale operativo e dal Ministero dell’Interno che ha chiesto a tutte le squadre mobili delle questure d’Italia sui cui territori ci sono delle comunità di orientali, piccole o grandi che fossero, di monitorarle prendendo ad esempio gli approcci investigativi messi a punto dalla squadra mobile di Prato diretta dal dottor Francesco Nannucci che ieri mattina ha tenuto la conferenza stampa per illustrare i risultati dell’operazione e che ha ricevuto i complimenti del questore, il dottor Filippo Cerulo, che a sua volta, ovviamente, li ha ricevuti direttamente dal capo della Polizia per il buon lavoro fatto fino ad oggi nel combatter la criminalità orientale. E col questore si è complimentato anche il sindaco Roberto Cenni.

La base delle indagini è partita dal controllo dei centri massaggi , il cui numero è lievitato negli ultimi anni e che spesso nascondono veri e propri centri per il sesso a pagamento. E sempre sul fronte della prostituzione sono state controllati molti appartamenti dove erano segnalate case squillo. Un fenomeno che ha trovato riscontri soprattutto nella riviera ligure dove la squadra mobile della questura di Genova ha accertato la presenza di numerosi appartamenti di proprietà di cinesi, affittati ad altri connazioanli che vi facevano transitare decine di ragazze orientali che si prostituivano.

Fra le cinquanta persone arrestate infatti, trentatrè sono state accusate di sfruttamento della prostituzione , quattordici per reati contro il patrimonio, due in materia di armi ed una per reati contro la persona.

Diverse anche le bische clandestine scoperte e poste sotto sequestro così come varie slot machine in sale giohci che sono risultate non collegate con i terminali ministeriali e, in alcuni casi, erano addirittura clonate. Fra i denunciati ci sono anche venti orientali sorpresi ad impiegare manodopera clandestina o comunque non in regola con i contratti di lavoro. E questo a dimostrazione che i controlli sono avvenuti davvero a trecentosessanta gradi nell’ambito delle comunità cinesi per combattere la criminalità e le illegalità. «Nell’80 per cento delle questure con cui abbiamo collaborato in questo progetto, sono stati trovati cittadini cinesi che in qualche modo hanno avuto a che fare con Prato - ha detto il dottor Nannucci - E questo a dimostrazione che comunque la nostra città è un punto di riferimento importante per la comunità e, purtroppo, anche per al criminalità, cinese».

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