Italia
Costretti a restituire i soldi per gli sconti sui notturni
Per i primi mesi dell’anno sono state calcolate le tasse al 10 per cento e adesso col decreto Monti in molti non rientrano più nei parametri
PRATO. Sono migliaia a Prato i lavoratori dipendenti che dovranno restituire allo Stato una parte dei soldi che hanno già riscosso nei mesi scorsi. Per centinaia di questi si tratta anche di cifre importanti che vedranno a Natale una tredicesima dimezzata o addirittura annullata. In alcuni casi infatti c’è chi dovrà rimborsare (più o meno) un migliaio di euro.
Ma qual’è il motivo?
Si tratta della cifra data dalla differenza tra una tassazione agevolata (del 10%) su straordinari, produttività, lavoro domenicale e notturni e quella invece ordinaria, di circa il 37%.
Nel decreto emesso dal presidente del consiglio dei ministri Mario Monti lo scorso 23 marzo è infatti stato previsto l’abbassamento dei livelli di reddito (da 40.000 euro annui a 30.000 euro anni) e delle soglie (da 6.000 a 2.500 euro) per ricevere uno “sconto” sulle tasse pagate per il lavoro notturno, domenicale e sulla produttività.
Un decreto che ha valore dal gennaio del 2012 e che, quindi, per chi ha perso con le nuove soglie il diritto alla defiscalizzazione deve restituire in quanto versato “erroneamente”.
Molti consulenti del lavoro, commercialisti e ragionieri sulla base del decreto del 2011 e in attesa di nuove disposizioni, hanno infatti fatto le buste paga dei dipendenti delle aziende private calcolando già le percentuali agevolate. Con l’abbassamento importante delle soglie numerosi lavoratori dipendenti hanno perso il diritto a questa riduzione: chi lavora su turni o a straordinari infatti dificilmente avrà stipendi inferiori ai 30.000 euro annui.
In alcuni casi si tratta anche di cifre importanti e comunque il provvedimento va a toccare in città circa 6-7.000 persone quelle che hanno un reddito compreso tra i 30.000 e i 40.000 euro e che lavorano su turni o la domenica. Più la percentuale di questo tipo di apporto è alta più saranno chiamati a restituire, salvo accordi diversi, con un conguaglio a fine anno.
Sono coinvolti tutti i dipendenti di aziende private e in particolare i dipendenti del settore tessile (chi fa turni di notte), quelli del servizio alla persona, il commercio.
«Per quanto ci riguarda - spiegano dallo studio Fabbri- abbiamo applicato la quota agevolata al 10% per i primi mesi dell’anno come ci veniva indicato nel decreto dell’anno precedente. Nessuno si aspettava un abbassamento dei limiti di questo tipo. Adesso i dipendenti dovranno restituire quanto dato, cifre che oscillano da poche decine di euro ad oltre mille euro. Ho un caso che dovrà rimborsare circa 1.100 euro».
Situazioni analoghe ci sono un po’ avunque. Non a Villa Fiorita dove non si è voluto applicare la detassazione. Una scelta che se da una parte è penalizzante per chi ha soglie di reddito inferiore ai 30.000 euro (da buste paga leggere vengono trattenuti per un anno dei soldi), dall’altra si è rilevata giusta per tutti coloro che con redditi sopra i 30.000 non avranno alcunché da restituire. «L’azienda - spiega uno dei dipendenti - si è sempre rifiutata sostenendo che non avrebbe anticipato la detassazione fino all’uscita del decreto».
A questo punto c’è da capire come risolvere la situazione. Forse la soluzione meno indolore sarebbe quella di farsi ritirare le cifre mensilmente autorizzando i datori di lavoro e coloro che fanno le buste paga. Altrimenti il rischio è quello di un Natale assai più povero.
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