Sicurezza
«Così Confindustria tutelerà il distretto manifatturiero»
Lisa Ferrarini guida il comitato tecnico nazionale In Italia il mercato del falso vale da 3 a 7 miliardi di euro
PRATO. «La tutela del distretto manifatturiero pratese sarà uno obiettivo prioritario nell’attività di contrasto alla contraffazione che l’associazione degli industriali intende portare avanti». Lo afferma Lisa Ferrarini, nominata dal presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, alla guida del comitato tecnico per la tutela del made in e lotta alla contraffazione. Promuovere l’utilizzo dei brevetti e una maggior assistenza tecnico-legale tra gli imprenditori sono le misure che la neo presidente del comitato, con l’appoggio di tutta la squadra, si appresta a mettere in campo per rendere più efficaci e incisivi i suoi interventi. I nuovi scenari industriali impongono, anche dietro stessa richiesta degli imprenditori, un confronto con l'Ue.
Anche lei ritiene che sia una strada obbligata?
«L’Europa deve garantire che la sua base industriale continui a produrre crescita economica ed occupazione. A tale riguardo è essenziale un maggiore impegno nel contrasto ai crescenti fenomeni di concorrenza internazionale sleale che penalizzano soprattutto le produzioni manifatturiere italiane basate sulla qualità, l’innovazione e l’ingegno dei nostri imprenditori. In materia di contraffazione, per esempio, grazie all’impegno ed all’efficacia delle dogane e delle forze dell’ordine, l’Italia è il primo paese europeo per sequestri di merci contraffatte, tuttavia, vista la libera circolazione delle merci, è necessario che i nostri partner Ue si adeguino ai nostri standard di controllo, altrimenti si vanificano i nostri sforzi e si alimentano distorsioni del traffico commerciale a scapito dei paesi che operano controlli più stringenti dirottando le merci contraffatte verso rotte logistiche e punti di ingresso europei dove tali controlli sono meno efficaci».
Tutela e tracciabilità del made in Italy. A che punto siamo? E soprattutto, si poteva fare di più?
«E’ essenziale che il consumatore conosca l’origine del prodotto che acquista. Tale informazione va fornita secondo i criteri e le regole fissati dal codice doganale comunitario, ossia indicando il luogo dove il prodotto è stato sottoposto alla fase di lavorazione sostanziale. Confindustria è da sempre impegnata in prima linea, su tutti i fronti, per assicurare questa certezza. A livello europeo la nostra battaglia per ottenere l’obbligatorietà dell’indicazione di origine dei prodotti extracomunitari fu avviata nel luglio del 2003. Grazie alla nostra determinazione la Commissione Ue ha adottato una proposta che accoglieva le istanze del nostro Sistema associativo. Purtroppo, l’opposizione di un vasto numero di paesi del Nord, per i quali la legittima difesa del manifatturiero non è una priorità, in quanto le loro produzioni sono interamente delocalizzate da tempo, ha sistematicamente bloccato la proposta fino a depotenziarla, rendendola una mera facoltà che, di fatto, lascerebbe immutata la regolamentazione attuale».
Quali sono le iniziative che intende mettere in campo a questo proposito?
«I vincoli comunitari impediscono l’adozione di norme nazionali che impongano l’obbligo dell’indicazione. Su questo tema esiste una vasta e consolidata giurisprudenza che indica come norme nazionali vincolanti per l’obbligatorietà dando luogo a procedure di infrazione. In queste circostanze, si deve lavorare su altre opzioni. Per esempio, marchi collettivi di natura privatistica volontaria, rilasciati da realtà consortili settoriali in base a requisiti stabiliti con gli aderenti possono costituire una pista di riflessione. Ma anche in questi casi, la condizione sine qua non è che il primo di questi criteri sia sempre e comunque quello previsto dal codice doganale Ue per l’attribuzione dell’origine. In sostanza: prima di tutto assicuriamoci che ogni informazione aggiuntiva che diamo al consumatore attesti che il prodotto sia “vero Made in Italy” secondo le regole condivise con l’Europa».
In che modo pensa di coinvolgere Prato e gli altri distretti produttivi tessili per poter essere più incisivi a livello europeo?
«Secondo una linea di continuità con l'azione svolta finora da Confindustria, la tutela delle aree ad alta intensità di manifatturiero, in particolare di quelle più esposte ai danni provocati dalla contraffazione, sarà prioritaria nella nostra azione. Tale indirizzo strategico è infatti centrale nella riflessione sviluppata in occasione della prima e della seconda giornata nazionale anticontraffazione che Confindustria ha organizzato il 7 luglio 2010 ed il 6 dicembre 2011. Le esigenze dei distretti industriali che hanno fatto, e che continuano a fare, la storia del Made in Italy, come quello pratese e molti altri, operanti in altri territori ed in altri settori, devono essere al centro della nostra attenzione».
Quanto pesa sul sistema economico il problema della contraffazione? Gli strumenti a disposizione degli imprenditori, sono sufficienti per difendersi da questo fenomeno?
«Le statistiche si basano sui sequestri, ossia sulla punta dell’iceberg e nessuno sa veramente a quanto ammonta il turnover dell’industria del falso, poiché i contraffattori non pubblicano i bilanci e non pagano le tasse. L’organizzazione mondiale del commercio (Wto) indica una percentuale variabile tra il 5 e l’8% dell’intero commercio mondiale, l’Ocse stima il giro d’affari della contraffazione intorno ai 250 miliardi di dollari. In Italia, stime indicavano che al 2010 il mercato del falso valeva tra i 3,5 ed i 7 miliardi di euro. Cifre enormi, ma probabilmente inferiori alla realtà e che non riflettono i costi sociali legati al drenaggio di posti di lavoro, ai mancati investimenti esteri, all’aumento della criminalità ed ai problemi di sicurezza, al mancato gettito erariale, ecc. Gli strumenti a disposizione nel nostro paese sono sufficientemente adeguati a livello normativo, ma va attuata una continua, intensa e capillare sensibilizzazione di tutti gli attori coinvolti nel fenomeno e della società civile nel suo complesso. Informazione al consumatore, sensibilizzazione nelle scuole, banche dati di monitoraggio condivise, maggiori ed uniformi controlli, accordi con paesi terzi di origine di prodotti contraffatti per un contrasto in loco, sono solo alcune delle azioni che compaiono tra le nostre priorità».
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