Il Tirreno

Prato

Italia senza Diamanti fallisce la finale

di Pasquale Petrella
Italia senza Diamanti fallisce la finale

Il nonno, Rodolfo Becheri: «Vedrai che questa volta daranno cinque e mezzo anche a Prandelli che ha scelto Thiago Motta»

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PRATO. «Allora Alessandro non entra più?». «No, Anna. Ormai Prandelli ha già fatto tre cambi e non può farne altri». I nonni di Alessandro Diamanti guardano la partita nella loro villettina a schiera a poche centinaia di metri dal campo di calcio del Santa Lucia dove è nato e cresciuto Alino. Il fischio finale chiude mestamente una partita che la Spagna ha meritato di vincere per il gioco espresso e la concretezza che ha saputo imprimere al match. Ma in casa dei nonni di Alino, il suo mancato impiego da parte del ct non è stato ben digerito. «Si sapeva che Thiago Motta non stava bene - dice nonno Rodolfo - Eppure ha deciso di farlo giocare e si è ritrovato in dieci. Mi dispiace ma questa volta Prandelli non ne ha azzeccata una. Anche Chiellini non era da far giocare».

«Vedrai che questa volta daranno cinque e mezzo anche a Prandelli», sentenzia nonna Anna. Eppure un lampo di gioia si era acceso al 51’ quando il telecronista annuncia che si stavano riscaldando Thiago Motta, Giovinco e Diamanti. «Speriamo che faccia entrare Alessandro. E’ l’unico che può dare dei buoni palloni a Balotelli», ma è un invito scaramantico più che una vera convinzione per l’impiego di Diamanti, quella di nonno Rodolfo, «Tanto lo hanno detto fin dall’inizio che faceva entrare Di Natale al posto di Cassano».

La serata si chiude mestamente ma da uomo di calcio e da grande sportivo, il presidente del Santa Lucia che ha visto passare dal suo campo giocatori del calibro di Christian Vieri e Alessandro Diamanti, sa riconoscere anche il valore degli avversari. «Questa Spagna è davvero troppo forte - dice nonno Rodolfo - Negli spazi stretti sono dei fenomeni e ci hanno fatto correre sempre a vuoto. Non sono dispiaciuto per la sconfitta ma deluso per il gioco espresso dall’Italia. Siamo arrivati troppo malconci a questo appuntamento, loro erano più riposati e si è visto. Non si può giocare una finale dopo soli due giorni di recupero» .

L’Europeo è andato, ma è rimasta una certezza: Alessandro Diamanti. «E’ tutto suo il merito. Ci ha sempre creduto nella maglia dell’Italia ed è riuscito a vestirla - dice con orgoglio nonno Rodolfo - Alessandro è sempre stato bravo a giocare a calcio, peccato che qualcuno non se ne sia accorto in tempo. Ma ora è arrivato dove voleva arrivare e siamo tutti orgogliosi di lui». La partita è finita, il sogno dell’Italia anche, e le bandiere tricolori vengono riavvolte. La festa non c’è e la città si rianima coi rumori di una qualsiasi domenica sera. La notte magica la stanno vivendo a Madrid.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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